Archivio per dicembre, 2007

“In questa vergognosa emergenza rifiuti determinata dall’incapacità del centrosinistra, vorrei mettere in risalto un caso gravissimo di conflitto di interessi che se corrispondesse al vero rileverebbe l’ennesimo episodio che forse non ha risvolti legali ma sicuramente ne ha dal punto di vista morale e politico”.
Così ieri, nel corso del suo intervento in Aula il capogruppo campano di An Enzo Rivellini che, carte alla mano ha rivelato che “la famiglia Romiti, cui fa capo la Fibe, la società che con la Regione ha sottoscritto il famigerato contratto per il termovalorizzatore e lo smaltimento provvisorio dei rifiuti, ha un fondo di Traviat private equity che si occupa di investire ed acquistare partecipazioni in aziende”.
“Il fondo si chiama Pentar  – ha raccontato l’esponente del partito di Fini – e la sede legale di questo fondo è stata, o forse è ancora, in via Melisurgo, a Napoli, presso lo studio dell’avvocato Soprano, che mi pare sia lo stesso consulente della Regione che, a detta del Presidente Bassolino, ha stilato il contratto con la Fibe che il Governatore ha detto di non aver letto, ma ha firmato”.
“Se tutto ciò che denuncio corrisponde al vero – ha concluso Rivellini – ci troveremmo dinanzi ad un gravissimo ed inaccettabile conflitto d’interessi che si nasconde dietro la catastrofe ‘rifiuti’ che investe da anni la Campania”.

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Ilaria D’Amico non lascia scampo: «Torneremo presto ad accendere i riflettori sugli sprechi della Regione Campania. Credo che i fatti che abbiamo raccontato parlino chiaro. Ora, siamo in possesso di ulteriori segnalazioni. Siamo pronti ad ulteriori approfondimenti». I casi denunciati dal servizio inchiesta di Exit, la trasmissione condotta dalla D’Amico, riguardano la messe di ordini del giorno presentata alla fine dell’anno scorso da numerosi consiglieri regionali campani del centrodestra e del centrosinistra.

Finanziamenti a pioggia ad associazioni inesistenti, fondazioni non ancora costituite ed enti fantasma. Insomma, l’ennesimo caso di spreco assortito, rivestito di una glassa di clientelismo, e confezionato serialmente dai consiglieri.
Sul blog della trasmissione della D’Amico gli spettatori incalzano: «Brava Ilaria — scrive Romina — mi piacerebbe che approfondissi il tema del servizio civile nel Meridione e l’uso politico che se ne fa a proposito della fabbrica del consenso »; «È possibile — chiede Fabio — che questi fatti, mostrati in Tv, non producano niente? In un paese normale ci sarebbero state dimissioni, scandali, denuncie … da noi, niente di tutto questo»; «Continua così — esorta Patrizia — e fra sei mesi controlla se la tua inchiesta ha portato i frutti desiderati. Non mollare»; «In Campania — commenta Andrea — sono i soliti artisti dell’intrallazzo: la storia dei soldi per l’associazione sul filosofo illuminista che organizza tornei di playstation è da commedia all’italiana. Ma in Toscana non è diverso. Solo che là sono artisti da baraccone, qua invece sono professionisti benpensanti e raffinatissimi». Pasquale Sommese, potente consigliere regionale ex Margherita, nel servizio rifiuta di farsi intervistare. Ma lui nega: «Hanno tagliato la mia intervista — ribatte — poiché non andava nel verso desiderato. Infatti, il mio ordine del giorno, presentato a fine 2006, era rivolto ad ottenere un finanziamento per il restauro della statua di Partenope sul Teatro San Carlo ». E gli ordini del giorno per centinaia di migliaia di euro presentati e approvati in consiglio a favore di fondazioni e associazioni inesistenti?
«Il problema — tenta di spiegare Sommese — non è rappresentato dalla procedura che, anzi, garantisce il massimo dalla trasparenza, bensì dai contenuti. E solo grazie alla vigilanza dell’opinione pubblica si può stabilire se un ordine del giorno è da considerarsi congruo o meno». Sandra Lonardo, presidente del consiglio regionale, annuncia «che quest’anno manterrò un atteggiamento più vigile. Occorre non una Finanziaria omnibus, ma chiara e precisa. Occorre stabilire un’intesa con l’assessore al bilancio perché si concordi già in commissione quali ordini del giorno meritano di essere finanziati ». Salvatore Ronghi, di An, vicepresidente del consiglio regionale, è pronto a fornire nuovi spunti di inchiesta: «L’unico modo per uscirne — afferma — è di stipulare un accordo etico tra tutti i consiglieri regionali per porre fine agli ordini del giorno, ma anche al collegato travestito della Finanziaria.
Per ora, un fatto è certo: dopo le mie denunce credo sia a rischio anche la mia elezione di riconferma nell’ufficio di presidenza. Ho visto sguardi di disapprovazione trasversali nei miei confronti».
A proposito dell’associazione Vesuviana la cui sede di Boscotrecase, in via Rosa 99, non è stata rinvenuta dal giornalista de La7. Ad essa sono stati previsti 140 mila euro grazie ad uno dei tanti ordini del giorno del dicembre 2006. L’associazione dovrebbe promuovere eventi per far conoscere la strada di collegamento tra Boscotrecase e il Vesuvio.

Ebbene, l’appalto per quella strada è stato appena assegnato.

Quasi un anno dopo quell’ordine del giorno con il quale si sarebbe dovuta sostenere l’attività di promozione di un’associazione senza sede e senza scopo, dato che la strada da promuovere non esiste ancora.

Mastella ovviamente, insiste: subito il decreto

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ROMA—Scandalizzato dalla telefonata tra Berlusconi e Saccà, nonché dalla difesa delle prerogative e del diritto alla privacy del Cavaliere fatta dal presidente della Camera, Beppe Grillo scende in campo a dire la sua. E attacca a testa bassa Fausto Bertinotti che si è «preoccupato—scrive il comico nel suo blog — per la privacy di un signore che voleva comprare un senatore. Invece di espellere questo (basso) insulto alla democrazia dalla Camera ne tutela la privacy. Boia Faust(o)».

È infuriato Grillo, per una «Rai, servizio pubblico, che si fa bordello per far cadere il governo» e per questo il messaggio a Bertinotti è che «non me ne frega un c…o della privacy di queste persone: le voglio fuori dal Parlamento, fuori dal servizio pubblico. È gente immorale, che della legalità ha sempre fatto carne da porco. E lei, tenera mammola, pensa alla loro privacy mentre viene chiesto il trasferimento dei giudici di Mastella e di D’Alema da una Letizia Vacca qualsiasi ». La difesa del presidente della Camera è affidata a Gennaro Migliore, capogruppo del Prc, secondo il quale «difendere il garantismo è un dovere morale e per la sinistra rappresenta un valore di fondo», mentre «Grillo nel suo volgare attacco a Bertinotti conferma di saper intervenire sulla scena politica solo dal buco della serratura».

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In questo clima di contrapposizione, Clemente Mastella insiste: serve un decreto legge per dare una risposta all’ «emergenza civile» causata dalle intercettazioni. E a Palazzo Chigi che sconsiglia di «agire d’impulso», il Guardasigilli replica che no, si tratta invece di un atto «ragionato», perché la sua riforma della giustizia «giace» in Senato da troppo tempo. Ma da sinistra contestano la lettura di Mastella: «L’esame del provvedimento in commissione per il 15 gennaio può essere concluso», dice il presidente Cesare Salvi di Sd, confortato da Felice Casson, e «se il governo dovesse dare più importanza» alle intercettazioni che «ai morti sul lavoro», entro il mese la riforma sarebbe varata. Che il problema ci sia comunque lo pensano in tanti nell’Unione: Dario Franceschini definisce «inammissibile» la pubblicazione delle intercettazioni, ma Antonio Polito chiede una posizione ufficiale di Veltroni sul tema: «Cosa dice di tutto questo l’esecutivo del loft?».

P.D.C.
23 dicembre 2007



 
 

Si attende l’apertura di due nuovi siti per lo stoccaggio delle «ecoballe»

Impianti saturi, i rifiuti accatastati lungo strade e marciapiedi non potranno essere rimossi entro domani

(Ansa)

NAPOLI – Il Natale dei napoletani rischia di essere all’insegna della spazzatura. Malgrado negli ultimi giorni sia stata intensificata la raccolta delle tonnellate di immondizia accatastate lungo strade e marciapiedi, l’emergenza smaltimento rischia nuovamente di aggravarsi.

IMPIANTI FERMI – Quasi tutti gli impianti di stoccaggio rifiuti sono chiusi in quanto già satri e resta il problema di dove stipare le cosiddette «ecoballe», i blocchi di immondizia compattata ottenuti dopo un primo trattamento del materiale raccolto dai cassonetti. Se il fermo degli impianti dovesse perdurare, il rischio che si arrivi ad un blocco anche della raccolta potrebbe essere molto concreto. Entro metà della prossima settimana dovrebbe essere pronto il nuovo sito di stoccaggio di Casalduni, nel Beneventano, ma i tempi sono ancora lunghi per gli altri cinque siti individuati dal commissariato straordinario per l’emergenza rifiuti. In queste ore si sta fronteggiando la situazione facendo ricorso a siti provvisori di trasferenza per il rifiuto «tal quale», cioè quello prelevato dal cassonetto.

NEL SALERNITANO – Il 27 dicembre verrà invece decisa la localizzazione del sito di stoccaggio provvisorio delle ecoballe prodotte dall’impianto di Cdr di Battipaglia, in provincia di Salerno, un’altra delle aree dove l’emergenza è particolarmente sentita. La decisione è stata presa nel corso di un vertice nella prefettura di Napoli cui hanno partecipato, fra gli altri, il prefetto Alessandro Pansa, il prefetto di Salerno, Claudio Neoli, il presidente della Provincia di Salerno, Angelo Villani, l’assessore provinciale di Salerno all’Ambiente, Angelo Paladino, ed il vice presidente del consorzio rifiuti di bacino Sa3, Giuseppe Marmo. Se i quattro consorzi di bacino del Salernitano, entro giovedì prossimo non individueranno dei siti comprensoriali per lo stoccaggio delle ecoballe prodotte nella provincia di Salerno, il commissariato di governo per l’emergenza rifiuti della Regione Campania, con una propria ordinanza, indicherà l’area militare dismessa di località Mandranello nel territorio comunale di Padula quale sito unico di stoccaggio provinciale. Il sito di località Mandranello sarà operativo fino all’attivazione della discarica provinciale individuata in località Arenosa di Caggiano (Salerno)

24 dicembre 2007

Per Luca di Montezemolo si tratta di un’operazione che «può diventare la porta di ingresso verso la Cina per tantissime piccole e medie imprese, in maggioranza del sud Italia». Mentre per il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino «è un risultato straordinario, un modello da replicare sul terreno dell’internazionalizzazione». A chi si riferiscono Bassolino e Montezemolo: ad una grande impresa manifatturiera oppure a un colosso dei servizi? O invece il protagonista è un gruppo bancario che, ringalluzzito dalla fusioni degli ultimi anni, ha deciso di espandersi oltre la Grande Muraglia? Niente di tutto questo.

CIS

A «sbarcare in Cina», (ma i dettagli dell’intesa devono ancora essere perfezionati) ristrutturando 35 mila metri quadrati del vecchio quartiere coloniale italiano di Tianjin per trasformarlo in una cittadella del made in Italy in grado di vendere prodotti del Bel Paese ospitando 200 aziende e creando 500 posti di lavoro sarà infatti il Cis di Nola. E qui cominciano i guai. Perché il Cis è qualcosa di difficile da incasellare all’interno del panorama del capitalismo italiano. Certo, potremmo spiegare che si tratta di un «sistema commerciale» che raccoglie 350 grossisti delle più diverse merceologie, alimentare escluso, su un’area superiore a 1 milione di metri quadrati. Eppure questa descrizione sarebbe riduttiva.
Perché accanto al Cis, propriamente detto c’è l’Interporto con i suoi 3 milioni di metri quadrati, l’unico in Italia ad avere una stazione ferroviaria al suo interno. E non basta perché il distretto di Nola comprende anche un centro servizi (450 mila metri quadrati) che fa perno sul «Vulcano Buono»: 42 metri di altezza e 600 pilastri di acciaio firmati da Renzo Piano per un edificio tondeggiante (250 milioni di investimenti) che si affaccia su un’agorà (il «cratere») grande come la napoletana Piazza Plebiscito.
Guai a voi se lo definite un «centro commerciale» (Piano non ama questo termine) anche se fra pochi giorni, al momento dell’inaugurazione, lungo i mille metri della galleria circolare più lunga d’Europa si affacceranno circa 140 negozi, il supermercato Auchan, la multisala Warner, un albergo Holiday Inn, i bar e i ristoranti, le sale congressi, le rampe per un parcheggio da 8 mila posti. E allora?
In realtà descrivere il Cis appoggiandosi sui numeri risulterebbe fuorviante. Attualmente il distretto ospita un migliaio di imprese con un giro d’affari stimato sui 7 miliardi di euro. Domani, però, queste cifre saranno già superate. Anche perché le iniziative si susseguono a ritmo incalzante modificando progressivamente il profilo del progetto. Nel prossimo futuro, ad esempio, l’Interporto crescerà fin quasi a raddoppiare la superficie attuale.
Mentre già si parla di un quartiere che potrebbe ospitare le famiglie di un migliaio di dipendenti (in tutto sono circa otto mila) di questa singolare struttura. Un vero e proprio quartiere, dunque, che da una parte deve ottenere l’approvazione del Comune di Nola. Mentre dall’altra è allo studio un’operazione finanziaria per rendere l’acquisto degli appartamenti particolarmente vantaggioso, allineandolo ai costi di costruzione.
Eppure l’aspetto più sorprendente è che qui a Nola, a una quindicina di chilometri in linea d’aria da Napoli, si stia sperimentando non un modello d’impresa bensì la capacità di fare sistema da parte di una «rete» composta da centinaia di aziende indipendenti. Lo confermano i sette sportelli bancari aperti all’interno del Cis. E lo certificano iniziative come quella di Tianjin o la candidatura, (ancora ufficiosa) alla gestione dello scalo di Capodichino controllato dal colosso spagnolo Ferrovial e di cui l’Interporto detiene il 5%. E anche se Ferrovial ha affermato ufficialmente che l’aeroporto napoletano non è in vendita è noto che il gruppo iberico ha un forte indebitamento. E qualcosa, prima o poi, dovrà pure vendere.
Questa storia è iniziata a metà degli anni ’70 quando Gianni Punzo, vulcanico commerciante napoletano, convinse una dozzina di colleghi che bisognava abbandonare Piazza Mercato, sede storica dei grossisti partenopei, per spostarsi all’esterno. Dentro la città, infatti, il commercio soffocava. E solo la creazione di una struttura pensata per lo sviluppo avrebbe assicurato un futuro al commercio cittadino. In breve tempo il gruppo crebbe fino a 170 membri e nel 1986 a Nola venne inaugurato il Cis. Da quel momento lo sviluppo trainato da Punzo sembrò inarrestabile. Emblematica l’apertura dell’interporto che oggi comprende un settore molto importante per il freddo con capannoni interi a 25 gradi sotto zero che ne fanno uno snodo strategico per tutto il Sud. L’unico intoppo fu l’accusa, mai provata, di collusione con il clan Alfieri che portò Punzo in prigione. Prosciolto in istruttoria, il presidente del Cis ha intensificato il suo impegno per lo sviluppo della cittadella del commercio.
Oggi la rete lanciata dal Cis si sta estendendo oltre i confini di Nola. I mille imprenditori che ruotano attorno alla struttura hanno capito che associarsi conviene. E che mettendosi assieme possono aspirare a traguardi sempre più ambiziosi. Ecco spiegati i collegamenti sempre più stretti con il Porto di Napoli. E non si tratta solo di integrazione logistica come testimonia il rapporto continuo fra la scalo marittimo e l’Interporto (all’interno di quest’ultimo c’è una Dogana perfettamente funzionante). Ma anche della gestione di una serie di negozi situati all’interno del Porto stesso da parte di un gruppo di commercianti che operano all’interno della struttura di Nola. Quanto al prossimo passo, in concomitanza con le Olimpiadi di Pechino (Tianjin dista dalla capitale 29 minuti di treno ad alta velocità) sarà proprio la Cina.
da La Repubblica