Archivio per gennaio, 2008

BORAT


Io viene da Kazakistan, e fa film documento per mio grande Paese.
Io arriva 3 giorni fa a Napoli, e mi sente a casa mia.
Gente che protesta, grandi macchine con cannoncino di polizia per strada, manganelli di poliziotto fare bella musica su schiena di  pezzo di merda che non vuole morire con inquinamento di rifiuti.
Io prossimi giorni descrive questo meraviglioso pezzo di Kazakistan di territorio Italiano…… (stay tuned)

BORAT

Clemente Mastella: ex braccio dx di Ciriaco De Mita .
Poi salta sul Carro di Berlusconi infine arriva nel governo Prodi come Min. della “giustizia”.
Sandra Lonardo Mastella: nel 2001 candidata e sconfitta alle politiche del Collegio di Capua 3 mesi dopo è imprenditrice nell`AMACIM, nel 2005 vince le Regionali (grazie alla canditatura nel listino bloccato).
Ottobre 2001 compra il 34% dell`AMACIM per poi salire al 50%, srl con sede a Ceppaloni deputata a fabbricare Energia Elettrica nel Sannio.

Tale Azienda è azionista con una piccola quota del Patto Territoriale Valle del Sabato.

Allo stesso tempo nel 2001 il governo stanzia FONDI (50milioni di Euro)  per 27 interventi da realizzare tra cui l`AMACIM, nel 2003 Lonardo cede le quote a chi realizzerà realmente il capannone.
Nel 2004 l`AMACIM ottiene un esproprio comunale e  la GIUNTA REG. Campana stanzia 1.600.000euro! per corsi di formazione di tutto il patto teritoriale.
Il Comune di Ceppaloni ESPROPRIA 2 terreni!
L`AMACIM NON PRODUCE ANCORA NIENTE E NON HA ASSUNTO I 15 DIPENDENTI, MA HA OTTENUTO UNA PROROGA FINO AL 2009!!!

ELIO MASTELLA, primo figlio, subentra alla madre che è stata anche PRESIDENTE della Fondazione ISIDE NOVA, che organizza due festival estivi a Benevento, il primo finanziato con 750.000mila euro dalla REGIONE CAMPANIA e il secondo da SPONSOR privati.

PELLEGRINO MASTELLA, secondo figlio,è l`uomo della stampa di partito ÏL CAMPANILE”, giornale che riceve 1.300.000 euro ogni anno dalla PRESIDENZA DEL CONSIGLIO e dal PARTITO.

PELLEGRINO ED ELIO sono anche titolari di una SOCIETÀ IMMOBILIARE che ha comprato ad un ottimo prezzo nel 2006 dall`INAIL l`appartamento dove HA SEDE IL PARTITO.

BRUNO CAMILLERI, ZIO della MOGLIE di PELLEGRINO MASTELLA è stato nel CONSIGLIO D`AMMINISTRAZIONE dell`INAIL e dal 2002 ne è uscito.

ALESSIA CAMILLERI, MOGLIE DI PELLEGRINO è stata ASSUNTA ALL`AUTORITÀ DELLE COMUNICAZIONI nella SEGRETERIA dell`EX ON. ROBERTO NAPOLI DELL`UDEUR. 

IL PADRE DI ALESSIA,CARLO CAMILLERI, ingegnere è stato nominato SEGRETARIO GENERALE DELL`AUTORITÀ DI BACINO SINISTRA SELE.

PASQUALINO GIUDITTA, marito della sorella di SANDRA LONARDO MASTELLA deputato dell`UDEUR DI SUMMONTE (AV) è PRESIDENTE dell`ATO1 CALORE-IRPINO SOCIETÀ che si occupa di acqua e “RIFIUTI”.

DOMANDE DA FARE………? È TUTTO NORMALE………? AI GIUDICI LE RISPOSTE.

“mamifacciailpiacere”

Questa era esattamente la dottrina di Cristo, quella che predica Mastella, la moglie e l’Udeur tutto. Infatti Cristo nel Vangelo secondo Mastella, consorte e nipoti e parenti tutti, predicava la concussione, la corruzione, il concorso esterno alle associazioni a delinquere, l’abuso della propria posizione personale per trarre vantaggi ingiusti a se ed ai suoi congiunti.

Mastella non ci ha ancora spiegato la situazione di Catanzaro e nemmeno quella dei suoi appartamenti romani comprati per pochi euro.

La Signora Lonardo quando pensa al cristianesimo intende il vecchio e glorioso Democristianesimo che non è una religione ed è stato perseguito lasciando superstiti in giro (il marito) che non si sono fatti aspettare più di tanto per fare peggio e più di prima.

A sentire questa gente la corruzione dilagante delle istituzioni italiane che ci rende famosi nel mondo sta sempre da qualche altra parte…. non sono mai stati loro, nemmeno quando li prendi con il sorcio in bocca.

E giù con la solidarietà, da destra da centro e da sinistra. Ed allora è tutto vero, è un unica banda, la BB, li abbiamo messi alla cassa fidandoci ciecamente.

Ci hanno lasciati in mutande. La casta dovrà restituire fino all’ultimo Euro.

Mastella, a cui sono stati contestati sette reati (concorso esterno in associazione per delinquere, due episodi di concorso in concussione e uno di tentata concussione, un concorso in abuso d’ufficio e due concorsi in falso),risulta sotto indagine assieme al consuocero Carlo Camilleri (piantonato dagli agenti della polizia penitenziaria nell’ospedale Rummo di Benevento dove è stato ricoverato martedì sera, in seguito di un improvviso malore) e agli assessori regionali dell’Udeur, Luigi Nocera ed Andrea Abbamonte. In particolare, secondo quanto si è appreso, i quattro avrebbero costretto Bassolino ad assicurare loro la nomina a commissario dell’Asi di Benevento di una persona «liberamente designata da Mastella». Non è stato però precisato quale sia stato l’elemento di pressione utilizzato nei confronti del capo della giunta regionale, forse solo un «ricatto» politico, ovvero la minaccia di uscire dalla coalizione di maggioranza (al punto da far dire all’ex ministro leghista Roberto Maroni: «Se è così, allora siamo tutti colpevoli»).

Oltre a Mastella e alla moglie sono coinvolti nell’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere politici e amministratori pubblici campani, nonché esponenti a vario livello dell’Udeur. In totale sono 23 le ordinanze di custodia cautelare (quattro in carcere e 19 ai domiciliari) e i provvedimenti interdittivi notificati ad assessori, politici e funzionari. Tra questi anche due assessori regionali della Campania e alcuni consiglieri dell’Udeur. L’inchiesta giudiziaria riguarderebbe un presunto giro di favori e assunzioni pilotate. L’episodio contestato alla moglie di Mastella non è in realzione alla vicenda Bassolino, ma riguarderebbe le modalità seguite per una nomina nell’ospedale di Caserta. Ma in questo contesto si inserisce anche un curioso gioco del destino e delle parentele, come fatto notare anche da alcuni esponenti politici: il direttore dell’ospedale di Caserta, Luigi Annunziata, che avrebbe ricevuto pressioni da parte dei Mastella e di altri esponenti dell’Udeur per alcune nomine di primari, viene ritenuto politicamente vicino a Sandro De Franciscis, che è presidente della provincia di Caserta e nipote del procuratore capo di Santa Maria Capua Vetere, in quanto figlio di una sorella della moglie.

Mastella: mi “dimetto”

Pubblicato: gennaio 16, 2008 in Senza Categoria
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Dopo l’arresto della moglie per tentata concussione mossa a sorpresa
del ministro: “Fra l’amore della mia famiglia e il potere scelgo il primo”

“Colpito da frange estremiste dei giudici che mi vedono come un nemico da abbattere”
La replica del procuratore: “Polemica digustosa, ne risponderà in tribunale”

 Clemente Mastella con la moglie Sandra

ROMA – “Mi dimetto, getto la spugna”, così con tono commosso e attaccando il giudice che ha arrestato la moglie, definita “un ostaggio”, il ministro Mastella ha concluso il discorso alla Camera dove parlava dopo l’arresto di Sandra Lonardo per tentata concussione. Prima, nel corso dell’intervento, aveva usato espressioni ancora più gravi: “E’ la prima volta, confesso, che in vita mia ho paura”, aveva detto. Dimissioni che però il presidente del Consiglio Romano Prodi sembra orientato a respingere. Il ministro dei Rapporti con il Parlamento infatti dice: “Il Parlamento gli ha chiesto di restare, spero che questo convinca il ministro. Questo lo ha chiesto il Parlamento ed è anche il pensiero di Prodi”. Infatti il premier, incontrando il guardasigilli, ha respinto le dimissioni.

“Ringrazio il presidente Prodi per avermi confermato la fiducia, ma adesso è più importante che stia accanto a mia moglie. Ogni decisione verrà dopo”, ha commentato Mastella.

La lunga giornata del leader dell’Udeur si è presentato alla Camera alle 10,45 dove era previsto il tradizionale discorso sullo stato della Giustizia. Ma il normale corso degli impegni istituzionali è stato deviato dalla notizia giunta dalla Campania. “Avrei fatto un discorso diverso, avrei parlato di riforma della giustizia – ha detto – notizie annunciate dalla stampa, e perfino da un editoriale. Un discorso certamente diverso da quello che avrei fatto. Vi parlo con il dolore nel cuore di chi sa e di chi è stato colpito negli affetti più profondi”.

E’ provato il Guardasigilli mentre parla di fronte ad una Camera muta e pronta all’applauso nei passaggi in cui il politico Mastella attacca la magistratura, “frange estremiste” dice lui. Le “mie illusioni oggi sono frantumate di fronte a un muro di brutalità. Ho sperato che la frattura tra magistratura e politica potesse essere ricomposta, ma devo prendere atto – dice il guardasigilli – che nonostante abbia lavorato giorno e notte per essere un interlocutore affidabile sono stato percepito da frange estremiste come un avversario da contrastare, se non un nemico da abbattere”.


Dunque la frattura fra giustizia e politica Mastella mette all’origine della vicenda. “Ho avuto l’illusione che tutto ciò che ho fatto in questi mesi potesse essere la prova della mia onestà intellettuale e dell’assenza di secondi fini”. E invece, subito il “tiro al bersaglio nei miei confronti, quasi una caccia all’uomo, una autentica persecuzione”.

“Tutta la mia famiglia – ha continuato – è stata intercettata, tutto il mio partito è stato seguito dalla procura di Potenza, un tiro al bersaglio, mia moglie è in ostaggio”. “Mi dimetto – ha puntato il dito il leader dell’Udeur – sapendo che un’ingiustizia enorme è la fonte inquinata di un provvedimento perseguito con ostinazione da un procuratore che l’ordinamento giudiziario manda a casa per limiti di mandato e di questo mi addebita la colpa”. “Colpa che invece – aggiunge Mastella – non ravvisa nell’esercizio domestico delle sue funzioni per altre vicende che lambiscono suoi stretti parenti e delle quali è bene che il Csm e altri si occupino”.

Frasi, quest’ultime, alle quali il procuratore capo di Santa Maria Capua Vetere, Mariano Maffei, ha voluto replicare prontamente, convocando una conferenza stampa nella quale ha annunciato azioni legali contro il ministro della Giustizia, colpevole, a suo dire, di “calunnie ed offese alla mia reputazione”. Il magistrato ha definito quindi “disgustosa” la polemica sollevata dal Guardasigilli.

Ma nel suo intervento Mastella non ha attaccato solo l’ordine giudiziario, allargando il discorso anche al campo politico. “Mi dimetto – ha detto – riaprendo la questione delle intercettazioni a volte manipolate, a volte estrapolate ad arte assai spesso divulgate senza alcun riguardo per la riservatezza dei cittadini”. “Mi dimetto – ha concluso con la voce rotta dall’emozione – per essere più libero politicamente e umanamente, perché tra l’amore per la mia famiglia e il potere scelgo il primo”.

Sandra Lonardo Mastella
Sandra Lonardo Mastella
 Il Gip di Santa Maria Capua Vetere, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Apcom, ha disposto gli arresti domiciliari nei confronti di Sandra Lonardo Mastella, presidente del Consiglio Regionale della Campania e moglie del ministro della Giustizia Clemente Mastella.

Il Gip, secondo quanto si e’ appreso, avrebbe ravvisato gli estremi di una tentata concussione in contrasti che ci sarebbero stati in passato con il direttore generale dell’ospedale  di Caserta.

Un conflitto, quello fra la signora Mastella e il dirigente ospedaliero, che politicamente ha radici profonde: l’uomo era molto vicino ai Popolari-Udeur al momento della designazione mentre si e’ poi avvicinato al presidente della Provincia Sandro De Franciscis.

Ragnatela Bassolino

Pubblicato: gennaio 9, 2008 in bassolino
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di Emiliano Fittipaldi

I pm lo incriminano per i rifiuti. Il turismo è in crisi. L’economia langue. Ma il presidente è sempre più forte. Ecco perché

Cattura la new wave di Alessandra Mammì e Sabina Minardi Nostalgia di vacanze? Voglia di fuga? Settembre è la stagione migliore. Che porta nuove mete, volti, mode ed eventi Per Napoli il governatore non ha fatto niente. Invece ad Afragola, sopra i suoi terreni, ha fatto costruire l’Ikea, Leroy Marlin e la stazione dell’Alta velocità. Pazzesco. E la sa una cosa che mi ha detto un amico fidatissimo? Il sindaco si prende i quadri dei musei e se li appende in salotto, a Posillipo. E un altro mi ha giurato che la moglie è proprietaria della Gestline e degli autobus rossi che portano in giro i turisti. Uno schifo… Il tassista è un fiume in piena, ed è infuriato nero. Colpa forse del caldo e degli affari che vanno male: in città gli alberghi sono mezzi vuoti, le prime stime parlano di una flessione dei turisti del 20-30 per cento.

Così il tassista Giuseppe fa in cinque minuti la summa completa delle leggende metropolitane che da qualche mese circolano su Antonio Bassolino, sessant’anni appena compiuti, due volte sindaco, già ministro del Lavoro e dal 2000 governatore della Campania. Dicerie senza alcun riscontro ma che, più dell’inchiesta sulla monnezza, rischiano di distruggere un politico che sull’immagine e sulla comunicazione ha sempre puntato moltissimo. Magistrati in azione, rancore degli elettori, fallimento di un’esperienza amministrativa iniziata nel 1993: intellettuali e giornalisti ammettono che il clima che si respira in città è quello del pre-Tangentopoli. Al tempo fu travolta la rete dei Gava, dei Cirino Pomicino, dei De Lorenzo. Oggi, sperano gli avversari, potrebbe essere il turno del tentacolare sistema di potere messo in piedi da quello che lo storico Paolo Macrì definisce “l’uomo più potente in Campania dal dopoguerra in poi”.

Anche se il regno di Bassolino sembra sulla
via del tramonto, in città nessuno si schiera. Politici ed élite stanno in silenzio, in attesa degli eventi. La richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Napoli è stato un colpo durissimo, ma le accuse di truffa aggravata e frode che il governatore avrebbe commesso in qualità di commissario per l’emergenza rifiuti per ora hanno fatto meno danni del previsto. Don Antonio ha collezionato solo attestati di stima. Da Fassino a D’Alema, da Rosy Bindi a Veltroni, dal cardinale Crescenzio Sepe fino ad alcuni esponenti dell’opposizione. Prima di attaccare o’ Presidente, infatti, ci si pensa due volte.

In tre lustri Bassolino ha messo in piedi un sistema di relazioni istituzionali ed economiche che abbraccia tutti i settori della vita pubblica: dai politici ai professionisti, dagli intellettuali ai giornalisti, dagli imprenditori ai sindacati. Nessuno, a Roma come in Campania, vuole mettersi contro chi ha in mano milioni di voti. “Bassolino è in crisi, ma ha ancora un potere enorme”, commenta il filosofo Biagio De Giovanni, ex parlamentare europeo dei ds: “Un’egemonia che si fonda su corporazioni, lobby, complesse articolazioni del consenso. Il suo partito personale gestisce interessi giganteschi. Un simile monstrum non crolla in quattro e quattr’otto. E da garantista, non posso neanche augurarmi che cada sotto i colpi della magistratura”.

Il partito del Presidente
La strategia politica di Bassolino nasce nel 1993, dopo la vittoria su Alessandra Mussolini, ed è figlia di un appartato professore universitario che si è trasformato negli anni in uno degli uomini più influenti di Napoli: Mauro Calise, politologo, non ha (quasi) mai avuto incarichi ufficiali, ma è il consulente più ascoltato dal governatore. Ha un ruolo ombra che ne fa il demiurgo del partito del Presidente: sfruttando i nuovi poteri assegnati al sindaco, Bassolino e Calise tagliano fuori i partiti della maggioranza da ogni decisione reale. Il professore indica gli uomini giusti, arbitra le carriere e consiglia gli assetti delle giunte. La gestione della cosa pubblica è affidata solo a fedelissimi.

Il modello di Calise è mutuato dall’esperienza di Ross Perot, il magnate statunitense candidato alla Casa Bianca: sfruttando il vuoto di potere post-gaviano, la coppia riesce a imporre in città un presidenzialismo all’americana con forti connotati populistici. Vincenzo De Luca, sindaco ulivista di Salerno e da anni in cima alla lista dei nemici del governatore, ci va giù pesante: “Il risultato è che oggi ci troviamo di fronte a un sistema clientelare di massa. La Regione è gestita come una bottega privata. Non c’è alcuna attività del palazzo che non abbia il marchio della fedeltà, non troverà neanche un usciere che non sia legato alla sua corrente”.

Capodanno, bollettino da guerra: 85 feriti nel napoletano
Martedi 1 Gennaio 2008

85 feriti nel napoletano Sono ottantacinque le persone ferite in provincia di Napoli, quarantacinque dei quali nel capoluogo, e di questi cinque minori. Tutte hanno riportato ferite per ustioni da botti. Inizia così il 2008 in Campania, macchiato ovviamente dalle tragedie di Torre Annunziata e di Trentola Dugenta, dove un trentenne è rimasto ucciso ed un bambino di 10 anni rischia la vita a causa di proiettili vaganti.

Secondo i dati della Polizia il bilancio delle persone coinvolte negli incidenti di fine anno, in tutt’Italia, è allarmante, sebbene in lieve calo rispetto al 2006. In totale sono 449 i feriti lievi, con prognosi inferiore ai 40 giorni, e di 24 feriti gravi, con prognosi superiore ai 40.

Una notte di San Silvestro comunque segnata dal sangue e dalle disgrazie. Nel Cuneese è finita in un duplice omicidio una festicciola di Capodanno a Racconigi, mentre a Rosarno un romena diciassettenne è stata uccisa dal suo convivente durante i festeggiamenti di fine anno. A Roma un quindicenne ha avuto un improvviso malore mentre era ad una festa in casa di amici ed è morto sul colpo. Infine lo scoppio di petardi ha causato decine di feriti, alcuni anche in modo grave.

La ragazza romena, giunta in Calabria due anni fa con i genitori, e madre di una bambina di due mesi, si trovava in casa, con il convivente italiano, padre della piccola, e con altre persone. Sarebbe stato lui a sparare ed ora è in stato di fermo per omicidio volontario, mentre sono ricercate altre due persone. A Racconigi due giovani, uno italiano ed un minorenne albanese, sono stati uccisi a coltellate dopo una lite per motivi passionali. Con loro c’era una ragazza genovese di 20 anni. Il responsabile, già fermato, è un diciottenne.

I colpi d’ arma da fuoco esplosi per festeggiare sono stati la causa del ferimento di altre persone: a Palermo una donna di 41 anni è stata colpita mentre da un balcone guardava i fuochi d’artificio. Identica la circostanza in cui un’altra donna è stata ferita a Trani. Nel casertano sono stati cinque i feriti, compreso il piccolo Karim, che lotta tra la vita e la morte con un colpo di pistola conficcato in testa. I tradizionali botti non hanno risparmiato ferite gravi e amputazioni. Nel tarantino una donna ha perso la vista da un occhio a causa dell’ esplosione ravvicinata di un petardo. Rischiano la vista anche due persone, un uomo ed un ragazzo di 17 anni, in provincia di Udine ed un trentenne di Pompei.

Tanti anche i feriti alle mani nel maneggiare il materiale pirotecnico: a Palermo e’ stata necessaria l’ amputazione di un braccio ad un uomo al quale era scoppiato un petardo in mano. Amputazioni anche alle mani per tre persone a Roma, una delle quali aveva raccolto un petardo da terra. E rischia di perdere l’ uso di entrambe le mani un ventitrenne in provincia di Bari, mentre ad un giovane ferito in provincia di Lecce i sanitari stanno tentando di salvare la mano ferita. Le cifre provvisorie piu’ consistenti dei feriti dai botti sono quelle registrate nel Napoletano, un’ ottantina, in Calabria, dove i feriti sono stati 20, e in Veneto, dove i feriti sono stati una ventina ma tutti lievi.

Un uomo di 34 anni, originario di Napoli e residente a Foggia, e’ stato ferito all’occhio sinistro da un petardo che gli e’ scoppiato vicino al volto durante i festeggiamenti della notte di San Silvestro. Soccorso e portato in ospedale dove i medici gli avevano prescritto il ricovero, l’uomo ha rifiutato di fermarsi ed e’ andato via dopo la medicazione. La lesione e’ stata giudicata guaribile in un mese. Complessivamente, il bilancio dei feriti per i botti di Capodanno nel foggiano e’ di undici persone, nessuna delle quali ha riportato lesioni gravi.
E’ grave invece l’uomo di 29 anni di Pompei che rischia di perdere un occhio per l’esplosione di un petardo. L’uomo che si trovava a Poggiomarino e’ stato condotto al pronto soccorso dell’ospedale Umberto I di Nocera Inferiore (Salerno) dove i sanitari hanno deciso il trasferimento presso il reparto di oculistica dell’ospedale ‘Vecchio Pellegrini’ di Napoli.

La prognosi e’ riservata. Prognosi dai dieci ai 15 giorni per le altre sette persone rimaste ferite a causa dei botti di fine anno: cinque hanno dovuto far ricorso alle cure dei sanitari dell’ ospedale ‘San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona’ del capoluogo, una all’’Umberto’ I di Nocera Inferiore ed un’altra al nosocomio di Sarno. In totale, sono otto le persone rimaste ferite nel corso dei festeggiamenti per il capodanno a Salerno e provincia. In provincia di Caserta i feriti a causa dei botti sono stati 11, 4 in meno dello scorso anno, ma ben cinque sono state le persone raggiunte da proiettili vaganti, tutte nell’agro aversano. Oltre al bambino tunisino, si sono fatti medicare nell’ospedale di Aversa perche’ colpiti di striscio da proiettili vaganti un giovane di 20 anni di Casal di Principe, uno di Casaluce di 33 anni, un 14enne e un ventunenne di Aversa.

85 feriti nel napoletano Sono ottantacinque le persone ferite in provincia di Napoli, quarantacinque dei quali nel capoluogo, e di questi cinque minori. Tutte hanno riportato ferite per ustioni da botti. Inizia così il 2008 in Campania, macchiato ovviamente dalle tragedie di Torre Annunziata e di Trentola Dugenta, dove un trentenne è rimasto ucciso ed un bambino di 10 anni rischia la vita a causa di proiettili vaganti.

Secondo i dati della Polizia il bilancio delle persone coinvolte negli incidenti di fine anno, in tutt’Italia, è allarmante, sebbene in lieve calo rispetto al 2006. In totale sono 449 i feriti lievi, con prognosi inferiore ai 40 giorni, e di 24 feriti gravi, con prognosi superiore ai 40.

Una notte di San Silvestro comunque segnata dal sangue e dalle disgrazie. Nel Cuneese è finita in un duplice omicidio una festicciola di Capodanno a Racconigi, mentre a Rosarno un romena diciassettenne è stata uccisa dal suo convivente durante i festeggiamenti di fine anno. A Roma un quindicenne ha avuto un improvviso malore mentre era ad una festa in casa di amici ed è morto sul colpo. Infine lo scoppio di petardi ha causato decine di feriti, alcuni anche in modo grave.

La ragazza romena, giunta in Calabria due anni fa con i genitori, e madre di una bambina di due mesi, si trovava in casa, con il convivente italiano, padre della piccola, e con altre persone. Sarebbe stato lui a sparare ed ora è in stato di fermo per omicidio volontario, mentre sono ricercate altre due persone. A Racconigi due giovani, uno italiano ed un minorenne albanese, sono stati uccisi a coltellate dopo una lite per motivi passionali. Con loro c’era una ragazza genovese di 20 anni. Il responsabile, già fermato, è un diciottenne.

I colpi d’ arma da fuoco esplosi per festeggiare sono stati la causa del ferimento di altre persone: a Palermo una donna di 41 anni è stata colpita mentre da un balcone guardava i fuochi d’artificio. Identica la circostanza in cui un’altra donna è stata ferita a Trani. Nel casertano sono stati cinque i feriti, compreso il piccolo Karim, che lotta tra la vita e la morte con un colpo di pistola conficcato in testa. I tradizionali botti non hanno risparmiato ferite gravi e amputazioni. Nel tarantino una donna ha perso la vista da un occhio a causa dell’ esplosione ravvicinata di un petardo. Rischiano la vista anche due persone, un uomo ed un ragazzo di 17 anni, in provincia di Udine ed un trentenne di Pompei.

Tanti anche i feriti alle mani nel maneggiare il materiale pirotecnico: a Palermo e’ stata necessaria l’ amputazione di un braccio ad un uomo al quale era scoppiato un petardo in mano. Amputazioni anche alle mani per tre persone a Roma, una delle quali aveva raccolto un petardo da terra. E rischia di perdere l’ uso di entrambe le mani un ventitrenne in provincia di Bari, mentre ad un giovane ferito in provincia di Lecce i sanitari stanno tentando di salvare la mano ferita. Le cifre provvisorie piu’ consistenti dei feriti dai botti sono quelle registrate nel Napoletano, un’ ottantina, in Calabria, dove i feriti sono stati 20, e in Veneto, dove i feriti sono stati una ventina ma tutti lievi.

Un uomo di 34 anni, originario di Napoli e residente a Foggia, e’ stato ferito all’occhio sinistro da un petardo che gli e’ scoppiato vicino al volto durante i festeggiamenti della notte di San Silvestro. Soccorso e portato in ospedale dove i medici gli avevano prescritto il ricovero, l’uomo ha rifiutato di fermarsi ed e’ andato via dopo la medicazione. La lesione e’ stata giudicata guaribile in un mese. Complessivamente, il bilancio dei feriti per i botti di Capodanno nel foggiano e’ di undici persone, nessuna delle quali ha riportato lesioni gravi.
E’ grave invece l’uomo di 29 anni di Pompei che rischia di perdere un occhio per l’esplosione di un petardo. L’uomo che si trovava a Poggiomarino e’ stato condotto al pronto soccorso dell’ospedale Umberto I di Nocera Inferiore (Salerno) dove i sanitari hanno deciso il trasferimento presso il reparto di oculistica dell’ospedale ‘Vecchio Pellegrini’ di Napoli.

La prognosi e’ riservata. Prognosi dai dieci ai 15 giorni per le altre sette persone rimaste ferite a causa dei botti di fine anno: cinque hanno dovuto far ricorso alle cure dei sanitari dell’ ospedale ‘San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona’ del capoluogo, una all’’Umberto’ I di Nocera Inferiore ed un’altra al nosocomio di Sarno. In totale, sono otto le persone rimaste ferite nel corso dei festeggiamenti per il capodanno a Salerno e provincia. In provincia di Caserta i feriti a causa dei botti sono stati 11, 4 in meno dello scorso anno, ma ben cinque sono state le persone raggiunte da proiettili vaganti, tutte nell’agro aversano. Oltre al bambino tunisino, si sono fatti medicare nell’ospedale di Aversa perche’ colpiti di striscio da proiettili vaganti un giovane di 20 anni di Casal di Principe, uno di Casaluce di 33 anni, un 14enne e un ventunenne di Aversa.

Sono ottantacinque le persone ferite in provincia di Napoli, quarantacinque dei quali nel capoluogo, e di questi cinque minori. Tutte hanno riportato ferite per ustioni da botti. Inizia così il 2008 in Campania, macchiato ovviamente dalle tragedie di Torre Annunziata e di Trentola Dugenta, dove un trentenne è rimasto ucciso ed un bambino di 10 anni rischia la vita a causa di proiettili vaganti.

Secondo i dati della Polizia il bilancio delle persone coinvolte negli incidenti di fine anno, in tutt’Italia, è allarmante, sebbene in lieve calo rispetto al 2006. In totale sono 449 i feriti lievi, con prognosi inferiore ai 40 giorni, e di 24 feriti gravi, con prognosi superiore ai 40.

Una notte di San Silvestro comunque segnata dal sangue e dalle disgrazie. Nel Cuneese è finita in un duplice omicidio una festicciola di Capodanno a Racconigi, mentre a Rosarno un romena diciassettenne è stata uccisa dal suo convivente durante i festeggiamenti di fine anno. A Roma un quindicenne ha avuto un improvviso malore mentre era ad una festa in casa di amici ed è morto sul colpo. Infine lo scoppio di petardi ha causato decine di feriti, alcuni anche in modo grave.

La ragazza romena, giunta in Calabria due anni fa con i genitori, e madre di una bambina di due mesi, si trovava in casa, con il convivente italiano, padre della piccola, e con altre persone. Sarebbe stato lui a sparare ed ora è in stato di fermo per omicidio volontario, mentre sono ricercate altre due persone. A Racconigi due giovani, uno italiano ed un minorenne albanese, sono stati uccisi a coltellate dopo una lite per motivi passionali. Con loro c’era una ragazza genovese di 20 anni. Il responsabile, già fermato, è un diciottenne.

I colpi d’ arma da fuoco esplosi per festeggiare sono stati la causa del ferimento di altre persone: a Palermo una donna di 41 anni è stata colpita mentre da un balcone guardava i fuochi d’artificio. Identica la circostanza in cui un’altra donna è stata ferita a Trani. Nel casertano sono stati cinque i feriti, compreso il piccolo Karim, che lotta tra la vita e la morte con un colpo di pistola conficcato in testa. I tradizionali botti non hanno risparmiato ferite gravi e amputazioni. Nel tarantino una donna ha perso la vista da un occhio a causa dell’ esplosione ravvicinata di un petardo. Rischiano la vista anche due persone, un uomo ed un ragazzo di 17 anni, in provincia di Udine ed un trentenne di Pompei.

Tanti anche i feriti alle mani nel maneggiare il materiale pirotecnico: a Palermo e’ stata necessaria l’ amputazione di un braccio ad un uomo al quale era scoppiato un petardo in mano. Amputazioni anche alle mani per tre persone a Roma, una delle quali aveva raccolto un petardo da terra. E rischia di perdere l’ uso di entrambe le mani un ventitrenne in provincia di Bari, mentre ad un giovane ferito in provincia di Lecce i sanitari stanno tentando di salvare la mano ferita. Le cifre provvisorie piu’ consistenti dei feriti dai botti sono quelle registrate nel Napoletano, un’ ottantina, in Calabria, dove i feriti sono stati 20, e in Veneto, dove i feriti sono stati una ventina ma tutti lievi.

Un uomo di 34 anni, originario di Napoli e residente a Foggia, e’ stato ferito all’occhio sinistro da un petardo che gli e’ scoppiato vicino al volto durante i festeggiamenti della notte di San Silvestro. Soccorso e portato in ospedale dove i medici gli avevano prescritto il ricovero, l’uomo ha rifiutato di fermarsi ed e’ andato via dopo la medicazione. La lesione e’ stata giudicata guaribile in un mese. Complessivamente, il bilancio dei feriti per i botti di Capodanno nel foggiano e’ di undici persone, nessuna delle quali ha riportato lesioni gravi.
E’ grave invece l’uomo di 29 anni di Pompei che rischia di perdere un occhio per l’esplosione di un petardo. L’uomo che si trovava a Poggiomarino e’ stato condotto al pronto soccorso dell’ospedale Umberto I di Nocera Inferiore (Salerno) dove i sanitari hanno deciso il trasferimento presso il reparto di oculistica dell’ospedale ‘Vecchio Pellegrini’ di Napoli.

La prognosi e’ riservata. Prognosi dai dieci ai 15 giorni per le altre sette persone rimaste ferite a causa dei botti di fine anno: cinque hanno dovuto far ricorso alle cure dei sanitari dell’ ospedale ‘San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona’ del capoluogo, una all’’Umberto’ I di Nocera Inferiore ed un’altra al nosocomio di Sarno. In totale, sono otto le persone rimaste ferite nel corso dei festeggiamenti per il capodanno a Salerno e provincia. In provincia di Caserta i feriti a causa dei botti sono stati 11, 4 in meno dello scorso anno, ma ben cinque sono state le persone raggiunte da proiettili vaganti, tutte nell’agro aversano. Oltre al bambino tunisino, si sono fatti medicare nell’ospedale di Aversa perche’ colpiti di striscio da proiettili vaganti un giovane di 20 anni di Casal di Principe, uno di Casaluce di 33 anni, un 14enne e un ventunenne di Aversa.