Archivio per la categoria ‘consiglio comunale’

File:Uomo di merda.jpgL‘uomo di merda nasce per una serie incredibile di motivi:   Bramosia di danaro, potere, ricatti, oppure per  pura e semplice fame. L’uomo di merda di solito ha un padrone, e detesta l’ “uomo libero” il suo naturale antagonista.

Amano circondarsi di bugie che leniscono il raro riaffiorare di un sentimento che non conoscono: la vergogna. Così magari si mettono all’ombra di un simbolo dove la parola libertà è stampata a caratteri cubitali.

Nella sostanza,  l’uomo di merda non conosce questa sensazione, è schiavo, del potere, dei soldi, o dei ricattatori, e l’unica libertà possibile è quella che bisogna garantire al proprio padrone, in modo che possa continuare libero nelle proprie scorribande.

L’uomo di merda non pensa, agisce e solitamente lo fa senza discutere. Non si pone domande sul proprio operato, perchè spesso ne ignora i risultati. In una Democrazia, in uno Stato, messi nei punti giusti, gli uomini di merda, permettono la nascita di un ospite che divorerà fino alla corteccia l’organismo ospitante. Inseriti negli apparati statali e democratici, non rispondono ne allo stato ne ai cittadini, ma ad un soggetto esterno che solitamente li tiene a libro paga e li protegge, in cambio della lenta ed inesorabile distruzione della funzione pubblica che tradiscono, protetti da norme sindacali che li rendono inamovibili, cementificando e creando cosi  in un tuttuno  lo “Statodimerda“.

Non rispondono del loro operato ai cittadini, ma al loro padrone occulto. Non c’è etica o deontologia che tenga, il padrone è il motivo più forte. Coscienza e vergogna, sono concetti astratti, e solitamente è roba da poveracci. Il padrone offre invece fruscianti banconote che leniranno le ferite per il proprio fallimento da uomini liberi.

Na ha alcuna importanza la collettività, il ruolo ricoperto e la funzione esercitata, l’uomo di merda tradisce le sue prerogative, anzi le mette in vendita. I funzionari di altri tempi “tutti di un pezzo” dei film del dopoguerra, sono durati 6 mesi. Oggi se non sei in vendita e non sei ricattabile,  non varchi nessun cancello, ne di aziende, ne di enti: assunzioni e concorsi truccati sono gestiti da altri uomini di merda che non gradiscono la preseza nei loro organici di uomini liberi e non ricattabili.

I Meridionali, celebrano l’Uomo di Merda. Chi riesce a deviare denaro pubblico sul proprio conto corrente è considerato un genio, ha poca importanza se quel denaro serviva a costruire una scuola o un asilo, un servizio pubblico essenziale: sono finiti nelle tasche del padrone locale, solitamente un uomo di merda che ha un padrone ancora più in alto che è molto più uomo di merda di lui. All’uomo di merda non basta lo Stato come associazione di “uomini liberi” che vivono nello stesso territorio e che hanno lo scopo di migliorare la vita collettiva.

L’uomo di merda, solitamente crea nuove associazioni intermedie tra lui e lo stato (per il quale spessissimo ha prestato giuramento).  A tali associazioni mette a disposizione le proprie prerogative e funzioni , nell’ambito dell’apparato statale, da scambiare con altre prerogative di altri soggetti iscritti.

Creano così una casta di soggetti privilegiati e che amplificano centinaia di volte il loro potere, dimenticando che si innestano sulla società reale, verso la quale sarebbero responsabili, se non esistessero norme che li rendono di fatto inamovibili, e pertanto a responsabilità limitata.

L’uomo libero riconosce come soggetto superiore solo lo Stato e le sue leggi.

L’Uomo di merda invece attraverso artifizi e raggiri elude.

Fanno parte della categoria Uomo di Merda:

  1. Dirigenti e funzionari pubblici che non rispettano il mandato popolare ma sono agli ordini di lobbies, potentati e politici.
  2. Giornalisti che hanno smesso di raccontare i fatti distorcendo ed omettendo la realtà, per conto e non in nome di un padrone occulto.
  3. Politici che hanno smesso di avere una propria opinione (è il minimo che si chiede ad un politico) ma dicono sempre si (yesman)
  4. Clerici pronti a sacrificare qualsiasi verità in nome del Dio Denaro.
  5. Politici che praticano il voto di scambio
  6. Persone che vendono il proprio voto
  7. Politici che rubano denaro pubblico
  8. Politici che rubano denaro pubblico con aggravante della destinazione
  9. Consulenti, amici, portaborse, portavoti, elettori consapevoli e collusi, di politici che rubano.
  10. Docenti che hanno perso il sacro fuoco dell’insegnamento
  11. Docenti che non pensano di elevare il livello di istruzione nel nostro paese, ma di fare selezione, diventando ermetici.
  12. Docenti che sono ermetici perchè non sanno un cazzo.
  13. Chiunque ricopra funzioni nell’apparato statale omettendo, falsificando, abusando, in nome proprio o conto terzi.
  14. Chiunque al punto 13. scambi le proprie prerogative con altri soggetti della stessa categoria.
  15. Chiunque ricopra ruoli istituzionali eseguendo ordini di un altro soggetto (prestanome).
  16. Chiunque pur conoscendo il valore di un principio Costituzionale, sui diritti della persona o sui necessari equilibri della democrazia, li mette in discussione per ordini altrui.
  17. Chiunque attenti alle libertà personali
  18. Chiunque attenti alle libertà personali per eseguire ordini altrui.
  19. Chiunque pone interessi personali o aziendali prima degli interessi della collettività.
  20. Chiunque sia a conoscenza di anche una sola di queste ipotesi e fa finta di niente.
  21. Chiunque si prostituisce per potere

[http://uomodimerda.wordpress.com/2009/09/14/come-nasce-l-uomo-di-merda/]

CASTELLAMMARE DI STABIA – Proprio come nel ’92. Almeno per il tipo di omicidio. Sangue a Castellammare di Stabia: poco dopo le 15 e 30 di ieri è stato ucciso Luigi Tommasino, consigliere comunale del Pd, 43 anni. L’uomo è stato freddato mentre era in auto, una «Lancia Musa», insieme al figlio tredicenne, Raffaele: la sparatoria davanti al negozio «Unieuro».

Tommasino gestiva un negozio di abbigliamento a Castellamtommasinookmare, «Interno 8». In passato il fratello Gianni, medico, è stato assessore all’Urbanistica nel Comune di Castellammare, durante l’amministrazione di Ersilia Salvato. E proprio a lui, Luigi (chiamato da tutti «Gino»), era subentrato nel 2005. Un cognato, inoltre, era autista del sindaco Sd, Salvatore Vozza (che è scoppiato in lacrime alla notizia dell’uccisione). Una vera e propria esecuzione di camorra, anche se al momento Tommasino non pare fosse collegato direttamente o indirettamente alla malavita organizzata stabiese. I sicari si sono affiancati all’auto del consigliere che procedeva lungo viale Europa. Erano in sella a una moto «Beverly» con il volto coperto dal casco. Tanti i colpi sparati contro il politico Pd: repertati 15 bossoli di calibro 9×21 parabellum. Alcuni colpi hanno omic48raggiunto Tommasino alla testa. La vittima si è accasciata sul volante e la Lancia, senza più guida, è finita contro la vetrata del negozio «Unieuro». Illeso il figlio tredicenne, nonostante la pioggia di fuoco, segno che i sicari erano molto esperti e non volevano fare una strage ma colpire il “bersaglio da eliminare”. Le indagini – Le modalità lasciano pensare a un agguato di camorra, ma l’uomo- incensurato, un passato da funzionario della ditta di orologi «Sector» – viene considerato nella città stabiese un politico «irreprensibile». Viste le modalità dell’omicidio, sul posto si sono recati anche i pm della Dda competente sull’area di Castellammare, Claudio Siragusa e Pierpaolo Filipelli. Le ipotesi investigative – Viene al momento scartata la pista politica, sebbene in passato Gino abbia ricoperto l’incarico di segretario cittadino della Margherita. Si guarda agli affari: il politico sarebbe stato interessato ad alcuni appalti e ad attività legate al campo assicurativo e dei rifiuti. Per questo motivo, è stato perquisito il suo ufficio a Castellammare, sopra la boutique gestita dalla moglie: sequestrate agende, fascicoli e il computer. Le ultime ore – Gino era stato visto verso le 10 a Palazzo Farnese, sede del Comune di Castellammare di Stabia. Tranquillo, sorridente come d’abitudine, era passato per la commissione «Politiche sociali». Poco prima aveva preso un caffè nei pressi del municipio con il sindaco Vozza. «Appariva assolutamente tranquillo, non c’era nessun segnale di quanto è poi accaduto», ha raccontato il primo cittadino. Il ruolo politico – Poco in vista, descritto come una personalità non forte, il consigliere ucciso sosteneva l’ amministrazione comunale guidata dal sindaco Vozza, appoggiata da una parte del Pd, e dall’Udeur. Venerdì scorso, quando al Comune di Castellammare di Stabia stava per aprirsi la crisi politica, Tommasino era stato tra i firmatari, con altri 17 consiglieri, di un documento di appoggio al primo cittadino. Pochi, dal 2005 ad oggi, i suoi interventi in consiglio comunale.

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«Sgomento e rabbia» per la morte del consigliere comunale Luigi Tommasino vengono espressi in una dichiarazione del sindaco, dell’intero consiglio comunale e dalla giunta. «Una morte inaudita – dice Salvatore Vozza – che sconvolge tutti quanti noi. Davanti alla tragedia della morte di Gino Tommasino, siamo convinti della necessità che l’intera città di Castellammare di Stabia gridi il suo no alla camorra». Sindaco, Giunta e consiglio rivolgono un appello «a tutti i cittadini che possano essersi trovati nelle vicinanze del luogo, al momento dell’ omicidio, affinchè forniscano agli inquirenti elementi utili alla ricostruzione del fatto. La loro collaborazione potrà essere utile anche a dimostrare che Castellammare di Stabia è una città che non ha paura». Su Facebook – Il suo profilo è sul social network con 262 amici, tra cui colleghi di partito come il sindaco di Portici Cuomo, il consigliere provinciale Diego Belliazzi, il presidente del Consiglio comunale di Napoli, Leonardo Impegno, l’ex ministro Luigi Nicolais e il parlamentare Riccardo Villari. Era fan di Giovanni Paolo II e di Berlusconi e Brunetta, insolito per un politico del Pd. Come insolite potrebbero essere le evoluzioni di questo caso dove le modalità e le tecniche di esecuzione sono della camorra, ma gli intrecci con la politica sembrano il frutto di una trama dell’ennesima spie story sotto il Vesuvio. Il delitto di Gino Tommasino, infatti potrebbe essere ricondotto a quello avvenuto, sempre a Castellammare di Stabia nel ’92, quando fu ammazzato Sebastiano Corrado, consigliere del Pds poi, dopo morto, finito in un giro di mazzette per l’ospedale San Leonardo, dove lavorava. L’11 marzo del 1992 alle 14,30 a Castellammare di Stabia venne assassinato Sebastiano Corrado, 45 anni, consigliere comunale del Pds. Due killer a bordo di una moto lo hanno avvicinato mentre stava tornando a casa in via Virgilio e gli spararono contro 4 colpi di pistola al bersaglio grosso e uno, quello di grazia, alla testa. L’omicidio del consigliere comunale del Pds avvenne in piena campagna elettorale. Sebastiano Corrado aveva fatto parte di alcune commissioni comunali (Bilancio e Finanze, Urbanistica) nelle quali aveva assunto il ruolo di intransigente moralizzatore. Il delitto di camorra portò nella casa della vittima, il presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, il ministro dell’Interno Scotti, il segretario del Pds Achielle Occhetto, numerosi parlamentari di tutti gli schieramenti e il giorno dei funerali si svolse una grande manifestazione contro la camorra. GLI ARRESTI – La omi3realtà era, purtroppo diversa, Sebastiano Corrado era impiegato all’ospedale di Castellammare, nell’ufficio economato e qualche mese dopo il delitto ci fu una pioggia di arresti e Corrado era coinvolto in quella inchiesta che attraversava in diagonale la società di Castellammare dagli insospettabili agli uomini dei clan. Il 19 giugno del 1992 vennero arrestati per corruzione 12 persone amministratori dell’Usl 35 e altre sei risultarono ricercate per l’omicidio proprio di Sebastiano Corrado. L’inchiesta riguardava un vorticoso giro di mazzette legate agli appalti e alle forniture per la Usl di Castellammare. tra le persone arrestate il 19 giugno. le tangenti pagate andavano dal 10 al 20% dell’importo dell’appalto o della fornitura. E se fosse stato vivo, affermarono gli investigatori, anche Sebastiano Corrado sarebbe stato fra gli arrestati. Era però stato ucciso e quindi non si è proceduto contro di lui, né ha potuto difendersi dalle accuse. I responsabili dell’omicidio del consigliere comunale del pds vennero poi arrestati qualche mese dopo.

l’Ora Vesuviana on-line

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Rosa Russo Iervolino with Antonio Bassolino
Image via Wikipedia

NAPOLI (19 gennaio) – Sospesa per dieci minuti la seduta del Consiglio comunale di Napoli, dove il sindaco Rosa Russo Iervolino ha presentato la sua nuova giunta. Raggiunto il numero legale: 34 presenze su 61. Nella sua relazione, il sindaco ha parlato dei rapporti del Comune con la Romeo e della bufera giudiziaria che ha coivolto la sua giunta.

Sospesa la seduta. Il presidenente del Consiglio comunale Impegno ha deciso di interrompere per 10 minuti il Consiglio quando, al termine della relazione del sindaco (leggi il testo) Rosa Russo Iervolino, il consigliere del Pd Salvatore Guerriero si è alzato in piedi invitando il presidente del Consiglio comunale a far togliere lo striscione esposto dall’inizio della seduta dai consiglieri del centrodestra in cui è scritto «Liberiamo Napoli».  «Questo non è lo stadio» ha detto il presidente del Consiglio comunale Leonardo Impegno.

Raggiunto il numero legale. Alla prima verifica del numero legale, chiesta da Vincenzo Moretto per An, il Consiglio comunale ha fatto registrare 34 presenze su 61 consiglieri. Oltre a tutti gli esponenti del centro destra hanno abbandonato l’aula Gaetano Sannino dei Comunisti Italiani, Francesco Moxedano del Pd ed i due consiglieri di Italia dei Valori.

Le tensioni del Pd scaricate sulla mia amministrazione. «A Napoli si è aperta una discussione sul futuro dell’amministrazione comunale, in buona parte sincera e in buona strumentale, perchè si sono scaricate su di essa tensioni che riguardano in realtà altri organi istituzionali, tensioni fra i partiti della maggioranza e tensioni interne al mio stesso partito». Lo ha detto il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino leggendo la sua relazione di apertura del Consiglio comunale. «Il sindaco -ha aggiunto la Iervolino- ha cercato, per quanto ha potuto e saputo, di conciliare al meglio il rispetto di questo dibattito con l’autonomia che la legge gli impone e con la necessità di non far mancare il governo alla città in un momento certamente non facile, non solo per Napoli ma per tutto il Paese».

Sono rimasta per la Napoli onesta.
«La Napoli onesta e di sentimenti nobili esiste davvero: consolidiamola e facciamola emergere. Recuperiamo il senso alto e vero della politica, quello che spesso correntemente si autofedinisce politica è tutt’altra cosa ben più noiosa e misera. Non c’è alcuna enfasi nelle mie parole; ci credo davvero. È questo il motivo che mi ha indotto a rimanere superando critiche anche motivate e cattiverie ingiuste, ma facendo quello che credo essere semplicemente il mio dovere: adempiere al mandato popolare cercando di fare ogni giorno meglio e di più».

Il sindaco parla della bufera giudiziaria. Il sindaco torna a parlare della bufera giudiziaria che ha coinvolto il Comune e ribadisce che quanto successo «ha riguardato esclusivamente le persone, non ha coinvolto l’Organo». Ricorda la sua esperienza al Governo, con l’allora presidente del Consiglio, «uno dei migliori», Giuliano Amato. Ricorda Tangentopoli e ministri inquisiti. «Quei ministri sono stati immediatamente sostituiti ed il Governo ha continuato il suo lavoro – ha detto il sindaco – era così allora ed è così adesso perchè, se ci sono stati tentativi personali, certamente gravi di creare condizioni di favore nei riguardi di un concorrente alla futura gara, resta il fatto innegabile che nessuna gara è stata intrapresa dall’Amministrazione». Il primo cittadino aggiunge anche che «in una situazione più calma il problema si sarebbe potuto risolvere rapidamente sostituendo immediatamente gli assessori e non coinvolgendo la città in una vicenda mediatica che anche all’estero, un pò per spettacolarizzazione, un pò per evitarsi la fatica di cercare informazioni precise, un pò perchè tutto ciò che riguarda Napoli viene per pregiudizio enfatizzato, non ha certo giovato alla città».

Il rapporto Comune-Romeo.
«Non possiamo dimenticare che siamo in regime contrattuale e che occorre non fare passi falsi per non esporsi ad azioni di risarcimento danni». Così il sindaco in merito ai rapporti del Comune con la società Romeo. «La Giunta -ha spiegato il primo cittadino- ha deciso di compiere una puntuale e accurata rivisitazione del contratto in essere per la manutenzione degli immobili comunali, al fine di verificare ogni eventuale ipotesi migliorativa giuridicamente possibile. Occorre poi realizzare un salto di qualità nei controlli che non dovranno essere più soltanto sporadici e cartacei, ma continui, ispettivi e puntuali».

Quanto alla contrattazione in corso per la riscossione delle contravvenzioni, la Iervolino ha aggiunto che «occorre ricordare che la Romeo è vincitrice della gara, ma al fine di dare un chiaro segnale di discontinuità verranno esaminate tutte le ipotesi possibili: dall’interruzione delle trattative alla ulteriore revisione della bozza di accordo già frutto di lunghi e forti contrasti per tutelare al massimo gli interessi del Comune».

Parleremo con i giornalisti quando avremo qualcosa da dire. «Senza voler soffocare il dibattito sulle idee e sui programmi, la discussione e l’approfondimento politico e culturale, la Giunta parlerà soprattutto quando ha qualcosa di già compiuto da annunciare, aiutando la stampa a trascurare l’inutile gossip politico per dare più spazio alle idee, ai problemi reali e alle realizzazione concrete». Il sindaco ha spiegato che «l’apertura dei 10 Urp (uffici relazione con il pubblico) già pronti» faciliterà il lavoro di comunicazione con i cittadini. Il primo cittadino ha definito ciò come «una panchina rimessa in sesto in un giorno, diventata un pò il simbolo del nuovo rapporto con la stampa».

Bagarre in aula.
Già pochi minuti dopo l’inizio, il primo Consiglio comunale del dopo-rimpasto è subito entrato nel vivo: grida e slogan da entrambe le coalizioni hanno animato la seduta. I consiglieri dell’opposizione di Forza Italia e Alleanza Nazionale hanno urlato in aula «Dimissioni!», esponendo cartelli con slogan: «Liberiamo Napoli, siete alla frutta». Altri cori dai banchi della maggioranza che chiamano «buffoni» i colleghi dell’opposizione.

Proteste anche da parte di un consigliere dei Comunisti italiani, Gaetano Sannino che ha esposto la bandiera palestinese interrompendo anche lui il Consiglio. Hanno protestato anche alcuni esponenti dell’Associazione dei consumatori che assistono al Consiglio come pubblico.

Proteste fuori al Maschio Angioino. Associazioni, esponenti del Pdl e cittadini hanno inscenato delle proteste davanti al Maschio Angioino dove si svolgerà il consiglio comunale, nel corso del quale il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino presenterà la nuova giunta. Presso il gazebo del Pdl si raccolgono anche firme in favore delle dimissioni della Iervolino. La mobilitazione è partita ieri con una serie di iniziative per chiedere le dimissioni del sindaco.

La colletta. Una colletta per assicurare la liquidazione al sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino: è una delle tante iniziative che oggi cittadini ed esponenti politici stanno mettendo in atto davanti al Maschio Angioino al fine di chiedere le dimissioni del primo cittadino di Napoli. L’idea della colletta è dell’associazione Noiconsumatori.

Il Mattino.

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NAPOLI
L’imprenditore Alfredo Romeo in carcere a PoggiorealeE’ deciso a dare battaglia, molto più sicuro di sé che nel primo interrogatorio. Il 23 dicembre, quando il gip Paola Russo e i pm dell’inchiesta «Magnanapoli» lo incontrano di nuovo in carcere, Alfredo Romeo usa toni a tratti aggressivi, a tratti sprezzanti quando parla degli assessori che, secondo l’accusa, corrompeva. E potrebbe addirittura essere interpretato come una minaccia quella che lancia durante la sua lunga premessa al confronto di tre ore e mezzo con i suoi accusatori.

Gli immobili del Comune
Dopo aver rivendicato l’efficienza della «Romeo» nella gestione degli immobili del Comune, l’imprenditore butta sul tavolo tutto il suo disprezzo nei confronti degli amministratori, non solo napoletani: «C’è una sorta di incompatibilità da parte della pubblica amministrazione nel gestire processi complessi, con l’interferenza micidiale dal punto di vista politico… Io potrei disegnarvi la mappa degli interessi elettorali attraverso i contratti di locazione… ereditati dal Comune di Napoli, o dal Comune di Roma. Sono sempre stati serbatoi dal punto di vista elettorale. Attenzione, noi viviamo in una città dove un avvocato viene ammazzato per recuperare il canone… noi ne gestiamo trentamila, con tutto quello che può significare andare a chiedere canoni a persone estremamente politicizzate».

Belzebù e gli assessori
Si lamenta, Romeo. Si sente preparato («Sono riuscito a leggere tutto – le carte dell’accusa, ndr – con la massima concentrazione possibile in questo posto…»), per poi dichiararsi un perseguitato: «Sono riuscito a leggere una serie di quotidiani e farmi un’idea su questo personaggio (se stesso, ndr), questo Belzebù che vorrei chiarire chi sia davvero». Chiariamo pure, dice il pm, a cominciare dai rapporti con gli amministratori indagati. «Vuole un mio parere personale? Se lo lascia dentro il computer e non esce da questa stanza: incapaci». Giura che erano loro, gli assessori, a cercar lui, non il contrario. Al pm che gli chiede se i politici fossero «amici che le venivano a chiedere un consiglio o nemici che venivano a chiedere un accordo», risponde: «Io ero sempre in guardia». Pm: «Ci dica perchè si doveva proteggere da queste persone». Romeo: «Nella dimensione locale non ne avevo motivo, comunque stavo sempre in guardia». Pm: «E i politici nazionali?». Risposta: «Erano tutti uguali». Pm: «Durante il precedente interrogatorio lei li ha definiti “jene”. Quel termine è riferito alla situazione locale, a quella nazionale o a etrambe?». Romeo: «E’ in genere quel termine lì».

«Aggredito dai politici»
Romeo, naturalmente, protesta la sua innocenza, anche negli altri processi che in passato l’hanno visto coinvolto. «Il mio destino – dice – è di essere sempre imputato per una cosa (appalti, ndr) che non si fa». Allude al fatto che l’”affaire” da 400 milioni di euro della Global Service, il sistema integrato per la manutenzione delle strade di Napoli, in realtà non è mai decollato. Poi insiste sui politici: il vero motivo di tutti i rapporti con loro, spiega, è l’autodifesa: «… Io mi servo di questo solo per difendermi nelle gare, null’altro! Solo per difendermi dal fatto che non mi aggrediscano». E racconta ad esempio dell’appalto che si aggiudicò a Roma per la gestione del patrimonio immobiliare del Comune: «Non ero io che dovevo vincere! – esclama rivolto ai magistrati -. Chiamatevi Rutelli (sindaco all’epoca dei fatti, ndr), non ero io che dovevo vincere! Hanno trovato il cilindro aperto e hanno trovato il prezzo migliore… mi sono trovato vincitore con l’ira della Lanzillotta (Linda Lanzillotta, ministro degli Affari regionali nel Governo Prodi, ndr) e Rutelli». E a Milano? La stessa cosa: «Ho vinto la prima volta, la questione è finita in Giunta… Albertini (sindaco dell’epoca, ndr) in Giunta ha detto: “Questo camorrista di Napoli amico di Bassolino non può venire”. Ah, gli atti! Andatevi a prendere gli atti del Comune di Milano! Ho fatto ricorso e loro: “Ah, che facciamo? Siccome c’è Edilnord (concorrente all’appalto, ndr) non può perdere Edilnord perchè non può vincere Romeo. E siccome Romeo è bravo e se facciamo un’altra gara vince lo stesso, spacchiamo i lotti, ne facciamo tre così anche se vince Romeo noi ce lo teniamo fra le scatole però entra Edilnord…».

«Buon rapporto con De Mita»
I magistrati insistono per approfondire i rapporti fra l’imprenditore e politici di rango della Margherita. De Mita? «Ho un ottimo rapporto». Rutelli? «L’avrò visto in vita mia sì e no una volta, non ho alcun rapporto diretto con lui. Ho gestito il patrimonio immobiliare del Comune di Roma nei primi cinque anni. Non sono mai andato a parlare con il sindaco (Rutelli, ndr), né il sindaco ha parlato con me». Strano, osservano i magistrati, visto che Romeo partecipava alla vita del partito. «Sì – ammette l’imprenditore -. Avevo quote nei giornali l’Indipendente, che ho ceduto quadagnandoci, e il Riformista, che ho venduto anche lì guadagnandoci». Oltre a Europa, il quotidiano organo della Margherita. «Lei ha sponsorizzato un congresso della Margherita?», chiede il pm. Risposta: «Sì». Pm: «Dove appariva la sua…». Romeo: «Non è che doveva apparire. Mi hanno solamente telefonato un sacco di persone per dirmi che in tv c’erano stati cinque o sei passaggi…». Pm: «Di Romeo Gestioni (si riferisce l’mmagine del logo, ndr)?». Romeo: «Sì». E poi il pm vuole sapere di un incontro con l’ex ministro dell’Istruzione Fioroni, anche lui Margherita. «Sono stato da lui su richesta di Gambale (assessore di Napoli finito in carcere, ndr) perchè Fioroni dal ministero doveva aderire a una convenzione Consip (società del ministero delle Finanze che gestisce i sistemi informativi e la razionalizzazione degli acquisti nella pubblica amministrazione, ndr). Ma l’adesione non è mai avvenuta». Chiede il pm: «L’idea dell’incontro partì da Gambale o da Fioroni?». Risponde Romeo: «Secondo me Gambale l’ha proposto a Fioroni… Guardi, io ho imparato che in politica… giocano».

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Il Consiglio Comunale di Nola convocato alle ore 18 di ieri 22 ottobre c.a. avrebbe
dovuto affrontare il tema "Vulcano Buono" ma non si è tenuto per mancanza di numero
legale. Con quest’ultima sono già 59 le sedute consiliari andate deserte per lo stesso
motivo su 81 Consigli convocati negli ultimi 30 mesi, pari al 72,8% del totale!
Quello di ieri sera era il primo dei Consigli monotematici voluti dalla maggioranza di
centro destra per discutere su importanti accadimenti che stanno influenzando la vita
cittadina e di tutta l?area Nolana. Infatti, lunedì prossimo (29 ottobre) si dovrebbe affrontare
il problema del servizio idrico affidato alla Gori, che ha suscitato malumori e opposizione
da gran parte della cittadinanza e tra quindici giorni, infine, si dovrà discutere della
situazione rifiuti e di Campania Felix , la multiutility della zona, che sta attraversando
un?acuta crisi economico-finanziaria.
Ieri sera si sono presentati in Consiglio Comunale 13 consiglieri della maggioranza
su 22. I consiglieri della minoranza hanno chiesto la verifica del numero legale e sono
usciti dall?aula.
Il comportamento assunto, in questa occasione dalla minoranza, contribuisce a non
dibattere ed affrontare seriamente e con professionalità i gravi problemi della nostra città.
Ed appare semplicemente contraddittorio l?atteggiamento dei consiglieri di maggioranza e di minoranza, compresi gli assenti al Consiglio Comunale di ieri sera, che stamattina
hanno partecipato a commissioni consiliari che costano alla collettività circa 30.000 euro al mese e non sfociano, come si è avuto modo di accertare, in accordi propositivi e costruttivi di una politica in favore dei cittadini e della città, quest?ultima sempre più offesa nella sua cultura, nella sua storia millenaria e completamente allo sbando.
Si consolida, di contro, la cultura del potere, del nepotismo, della clientela personale,
dello scarsissimo senso civico ed istituzionale. L’Amministrazione, infatti, sembra legata
con fili invisibili a gruppi intenti solo ad alimentare ed accrescere il loro potere agendo
all?interno della macchina amministrativa.
Ieri sera a vedersi traditi sono stati soprattutto i giovani nolani in attesa di una
occupazione.
Infatti, a meno di quaranta giorni dall?apertura di ?Vulcano Buono? che
eufemisticamente viene classificato come ?centro servizi? i giovani che hanno partecipato
ai corsi di formazione non conoscono quale sarà il loro futuro lavorativo al suo interno
(giovani di età massima 23 anni , così come previsto dal bando di selezione fatto dalla
Regione Campania).
Ai corsi, sui quali esprimemmo all?epoca molte perplessità riprese da molti organi di
stampa, parteciparono circa 13.000 giovani di tutta la Campania.
Di questi furono scelti 1.200 che iniziarono i corsi nel 2006 presso enti attuativi
indicati dalla Regione Campania stessa e solo 400 alla fine hanno terminato l?intero
percorso ma senza alcuna certezza o indicazione per il loro futuro.
La Regione utilizzò circa cinque milioni di euro dai fondi europei per finanziare i
corsi in narrativa.