Archivio per la categoria ‘CAMPANIA’

File:Uomo di merda.jpgL‘uomo di merda nasce per una serie incredibile di motivi:   Bramosia di danaro, potere, ricatti, oppure per  pura e semplice fame. L’uomo di merda di solito ha un padrone, e detesta l’ “uomo libero” il suo naturale antagonista.

Amano circondarsi di bugie che leniscono il raro riaffiorare di un sentimento che non conoscono: la vergogna. Così magari si mettono all’ombra di un simbolo dove la parola libertà è stampata a caratteri cubitali.

Nella sostanza,  l’uomo di merda non conosce questa sensazione, è schiavo, del potere, dei soldi, o dei ricattatori, e l’unica libertà possibile è quella che bisogna garantire al proprio padrone, in modo che possa continuare libero nelle proprie scorribande.

L’uomo di merda non pensa, agisce e solitamente lo fa senza discutere. Non si pone domande sul proprio operato, perchè spesso ne ignora i risultati. In una Democrazia, in uno Stato, messi nei punti giusti, gli uomini di merda, permettono la nascita di un ospite che divorerà fino alla corteccia l’organismo ospitante. Inseriti negli apparati statali e democratici, non rispondono ne allo stato ne ai cittadini, ma ad un soggetto esterno che solitamente li tiene a libro paga e li protegge, in cambio della lenta ed inesorabile distruzione della funzione pubblica che tradiscono, protetti da norme sindacali che li rendono inamovibili, cementificando e creando cosi  in un tuttuno  lo “Statodimerda“.

Non rispondono del loro operato ai cittadini, ma al loro padrone occulto. Non c’è etica o deontologia che tenga, il padrone è il motivo più forte. Coscienza e vergogna, sono concetti astratti, e solitamente è roba da poveracci. Il padrone offre invece fruscianti banconote che leniranno le ferite per il proprio fallimento da uomini liberi.

Na ha alcuna importanza la collettività, il ruolo ricoperto e la funzione esercitata, l’uomo di merda tradisce le sue prerogative, anzi le mette in vendita. I funzionari di altri tempi “tutti di un pezzo” dei film del dopoguerra, sono durati 6 mesi. Oggi se non sei in vendita e non sei ricattabile,  non varchi nessun cancello, ne di aziende, ne di enti: assunzioni e concorsi truccati sono gestiti da altri uomini di merda che non gradiscono la preseza nei loro organici di uomini liberi e non ricattabili.

I Meridionali, celebrano l’Uomo di Merda. Chi riesce a deviare denaro pubblico sul proprio conto corrente è considerato un genio, ha poca importanza se quel denaro serviva a costruire una scuola o un asilo, un servizio pubblico essenziale: sono finiti nelle tasche del padrone locale, solitamente un uomo di merda che ha un padrone ancora più in alto che è molto più uomo di merda di lui. All’uomo di merda non basta lo Stato come associazione di “uomini liberi” che vivono nello stesso territorio e che hanno lo scopo di migliorare la vita collettiva.

L’uomo di merda, solitamente crea nuove associazioni intermedie tra lui e lo stato (per il quale spessissimo ha prestato giuramento).  A tali associazioni mette a disposizione le proprie prerogative e funzioni , nell’ambito dell’apparato statale, da scambiare con altre prerogative di altri soggetti iscritti.

Creano così una casta di soggetti privilegiati e che amplificano centinaia di volte il loro potere, dimenticando che si innestano sulla società reale, verso la quale sarebbero responsabili, se non esistessero norme che li rendono di fatto inamovibili, e pertanto a responsabilità limitata.

L’uomo libero riconosce come soggetto superiore solo lo Stato e le sue leggi.

L’Uomo di merda invece attraverso artifizi e raggiri elude.

Fanno parte della categoria Uomo di Merda:

  1. Dirigenti e funzionari pubblici che non rispettano il mandato popolare ma sono agli ordini di lobbies, potentati e politici.
  2. Giornalisti che hanno smesso di raccontare i fatti distorcendo ed omettendo la realtà, per conto e non in nome di un padrone occulto.
  3. Politici che hanno smesso di avere una propria opinione (è il minimo che si chiede ad un politico) ma dicono sempre si (yesman)
  4. Clerici pronti a sacrificare qualsiasi verità in nome del Dio Denaro.
  5. Politici che praticano il voto di scambio
  6. Persone che vendono il proprio voto
  7. Politici che rubano denaro pubblico
  8. Politici che rubano denaro pubblico con aggravante della destinazione
  9. Consulenti, amici, portaborse, portavoti, elettori consapevoli e collusi, di politici che rubano.
  10. Docenti che hanno perso il sacro fuoco dell’insegnamento
  11. Docenti che non pensano di elevare il livello di istruzione nel nostro paese, ma di fare selezione, diventando ermetici.
  12. Docenti che sono ermetici perchè non sanno un cazzo.
  13. Chiunque ricopra funzioni nell’apparato statale omettendo, falsificando, abusando, in nome proprio o conto terzi.
  14. Chiunque al punto 13. scambi le proprie prerogative con altri soggetti della stessa categoria.
  15. Chiunque ricopra ruoli istituzionali eseguendo ordini di un altro soggetto (prestanome).
  16. Chiunque pur conoscendo il valore di un principio Costituzionale, sui diritti della persona o sui necessari equilibri della democrazia, li mette in discussione per ordini altrui.
  17. Chiunque attenti alle libertà personali
  18. Chiunque attenti alle libertà personali per eseguire ordini altrui.
  19. Chiunque pone interessi personali o aziendali prima degli interessi della collettività.
  20. Chiunque sia a conoscenza di anche una sola di queste ipotesi e fa finta di niente.
  21. Chiunque si prostituisce per potere

[http://uomodimerda.wordpress.com/2009/09/14/come-nasce-l-uomo-di-merda/]

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Capodichino Airport
Image by Martin Dixon via Flickr

L’equipaggio era diretto a Capodichino. Sono partiti comunque per Malpensa, anche se in ritardo

NAPOLI – Una rapina in stile Far West, con assalto al pulmino che portava in aeroporto un equipaggio della compagnia aerea Air One. E’ accaduto questa mattina a Napoli: una banda di rapinatori armati e mascherati ha bloccato il mezzo a bordo del quale viaggiavano sei dipendenti della compagnia, che dal centro della città dovevano raggiungere l’aeroporto di Capodichino. Il «fuori programma» ha anche fatto slittare di circa 40 minuti la partenza del volo per Malpensa, a bordo del quale lo staff Air One doveva lavorare.


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OROLOGI E BRACCIALI – I rapinatori erano in quattro, con il volto coperto da caschi e sciarpe. L’assalto poco dopo le 6 del mattino, in piazza di Vittorio. Uno dei rapinatori era anche armato di pistola. Orologi, anche Cartier, il bottino: i rapinatori hanno portato via ad un membro dello staff un orologio Cartier del valore di 4mila euro, ad un altro un bracciale ed un orologio Cartier, assicurati, del valore complessivo di 12mila euro. Non è la prima volta che equipaggi di compagnie aeree, a Napoli, vengono rapinati durante il tragitto che li conduce allo scalo partenopeo. Lo staff dell’Air One, pur di non creare disagi, ha deciso, comunque, di partire, in servizio, per Milano.

01 marzo 2009

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marangio

NAPOLI – Giovanni Marangio è stato arrestato dalle forze dell’ordine in base ad un decreto di fermo emesso dalla Procura di Napoli, in quanto presunto affittuario di due case squillo situate in via Carlo Poerio e al corso Vittorio Emanuele, nel quartiere Chiaia a Napoli. Come si ricorderà in una delle due case di appuntamenti, quella del corso Vittorio Emanuele, si trovava una giovane prostituta ridotta in schiavitù dall’ex fidanzato e da un altro uomo.

gennyLa donna era costretta a prostituirsi e a subire minacce e aggressioni.  La tenevano segregata in casa, la controllavano notte e giorno e, sotto la minaccia di una pistola, poi trovata durante le perquisizioni della polizia, la obbligavano a prostituirsi. È la storia di Genny, una ragazza di 29 anni, incinta di pochi mesi, già mamma di un bambino di tre anni, originaria di Torino ma che insieme al suo compagno lo scorso novembre è approdata a Napoli in cerca di un futuro migliore ed invece proprio lui, l’uomo che amava e di cui tanto si fidava è diventato il suo «protettore». «Il bambino che porto dentro lo devo buttare». Ai microfoni del Tg5 la donna ha parlato delle violenze subite dai clienti e dal compagno. «Quando i clienti abusavano di me – ha detto la donna – diventavo un pezzo di legno. Qualche volta andavo in bagno a vomitare. Quando litigavo con il mio compagno lui mi puntava contro la pistola, ma non gliela davo per vinta e lo incitavo a sparare». Poi, parlando del figlio di tre anni e di quello che porta in grembo, ha aggiunto: «Non vedo l’ora di rivedere mio figlio. Ma per fortuna è finita, perchè io i soldi preferisco sudarmeli. Il bambino che porto dentro di me, invece, lo devo buttare, anche se è una creatura e gli ho voluto bene fin dall’inizio. Ma non merita questo schifo». La donna, che ha «voglia di ricominciare», è partita questa sera in treno diretta a Torino.  A liberarla dalla schiavitù sono stati gli di_doemnicoagenti del commissariato San Ferdinando, diretto da Pasquale Errico. La ragazza ieri sera, stanca delle continue violenze, ha avuto la forza di chiamare il 113 e chiedere aiuto. La segnalazione è stata girata agli agenti del commissariato San Ferdinando che hanno fatto irruzione nella casa squillo al corso Vittorio Emanuele. Lui, secondo l’accusa che ha fatto scattare l’arresto nei suoi confronti, è Matteo Di Domenico, di 26 anni, originario del capoluogo piemontese. Con lui un complice, Giuseppe Marcellini, stessa età, nato a Foggia. I due, dopo aver portato la ragazza in città l’hanno obbligata a prostituirsi prima nella casa squillo di via Carlo Poerio 29, , chiusa due settimane fa dagli agenti del commissariato San Ferdinando, e poi in quella di corso Vittorio Emanuele 544 scoperta oggi nell’ambito dell’operazione condotta dall’ispettore capo Raffaele Giardiello. E tutto questo nonostante fosse incinta. Dell’organizzazione faceva parte anche un altro uomo, Giovanni Marangio, figlio di un albergatore, allo stato irreperibile, già coinvolto nella vicenda della casa squillo scoperta a Chiaia e che percepiva 150 euro al giorno mentre, dopo ogni prestazione, la ragazza era costretta a cedere l’intero incasso a Di Domenico e Marcellini. Matteo Di Domenico e Giuseppe Marcellini devono rispondere, insieme con la terza persona, irreperibile, di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, riduzione in schiavitù, sequestro di persona e minaccia aggravata per mezzo di un’arma.

l’Ora Vesuviana on-line

CASTELLAMMARE DI STABIA – Proprio come nel ’92. Almeno per il tipo di omicidio. Sangue a Castellammare di Stabia: poco dopo le 15 e 30 di ieri è stato ucciso Luigi Tommasino, consigliere comunale del Pd, 43 anni. L’uomo è stato freddato mentre era in auto, una «Lancia Musa», insieme al figlio tredicenne, Raffaele: la sparatoria davanti al negozio «Unieuro».

Tommasino gestiva un negozio di abbigliamento a Castellamtommasinookmare, «Interno 8». In passato il fratello Gianni, medico, è stato assessore all’Urbanistica nel Comune di Castellammare, durante l’amministrazione di Ersilia Salvato. E proprio a lui, Luigi (chiamato da tutti «Gino»), era subentrato nel 2005. Un cognato, inoltre, era autista del sindaco Sd, Salvatore Vozza (che è scoppiato in lacrime alla notizia dell’uccisione). Una vera e propria esecuzione di camorra, anche se al momento Tommasino non pare fosse collegato direttamente o indirettamente alla malavita organizzata stabiese. I sicari si sono affiancati all’auto del consigliere che procedeva lungo viale Europa. Erano in sella a una moto «Beverly» con il volto coperto dal casco. Tanti i colpi sparati contro il politico Pd: repertati 15 bossoli di calibro 9×21 parabellum. Alcuni colpi hanno omic48raggiunto Tommasino alla testa. La vittima si è accasciata sul volante e la Lancia, senza più guida, è finita contro la vetrata del negozio «Unieuro». Illeso il figlio tredicenne, nonostante la pioggia di fuoco, segno che i sicari erano molto esperti e non volevano fare una strage ma colpire il “bersaglio da eliminare”. Le indagini – Le modalità lasciano pensare a un agguato di camorra, ma l’uomo- incensurato, un passato da funzionario della ditta di orologi «Sector» – viene considerato nella città stabiese un politico «irreprensibile». Viste le modalità dell’omicidio, sul posto si sono recati anche i pm della Dda competente sull’area di Castellammare, Claudio Siragusa e Pierpaolo Filipelli. Le ipotesi investigative – Viene al momento scartata la pista politica, sebbene in passato Gino abbia ricoperto l’incarico di segretario cittadino della Margherita. Si guarda agli affari: il politico sarebbe stato interessato ad alcuni appalti e ad attività legate al campo assicurativo e dei rifiuti. Per questo motivo, è stato perquisito il suo ufficio a Castellammare, sopra la boutique gestita dalla moglie: sequestrate agende, fascicoli e il computer. Le ultime ore – Gino era stato visto verso le 10 a Palazzo Farnese, sede del Comune di Castellammare di Stabia. Tranquillo, sorridente come d’abitudine, era passato per la commissione «Politiche sociali». Poco prima aveva preso un caffè nei pressi del municipio con il sindaco Vozza. «Appariva assolutamente tranquillo, non c’era nessun segnale di quanto è poi accaduto», ha raccontato il primo cittadino. Il ruolo politico – Poco in vista, descritto come una personalità non forte, il consigliere ucciso sosteneva l’ amministrazione comunale guidata dal sindaco Vozza, appoggiata da una parte del Pd, e dall’Udeur. Venerdì scorso, quando al Comune di Castellammare di Stabia stava per aprirsi la crisi politica, Tommasino era stato tra i firmatari, con altri 17 consiglieri, di un documento di appoggio al primo cittadino. Pochi, dal 2005 ad oggi, i suoi interventi in consiglio comunale.

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«Sgomento e rabbia» per la morte del consigliere comunale Luigi Tommasino vengono espressi in una dichiarazione del sindaco, dell’intero consiglio comunale e dalla giunta. «Una morte inaudita – dice Salvatore Vozza – che sconvolge tutti quanti noi. Davanti alla tragedia della morte di Gino Tommasino, siamo convinti della necessità che l’intera città di Castellammare di Stabia gridi il suo no alla camorra». Sindaco, Giunta e consiglio rivolgono un appello «a tutti i cittadini che possano essersi trovati nelle vicinanze del luogo, al momento dell’ omicidio, affinchè forniscano agli inquirenti elementi utili alla ricostruzione del fatto. La loro collaborazione potrà essere utile anche a dimostrare che Castellammare di Stabia è una città che non ha paura». Su Facebook – Il suo profilo è sul social network con 262 amici, tra cui colleghi di partito come il sindaco di Portici Cuomo, il consigliere provinciale Diego Belliazzi, il presidente del Consiglio comunale di Napoli, Leonardo Impegno, l’ex ministro Luigi Nicolais e il parlamentare Riccardo Villari. Era fan di Giovanni Paolo II e di Berlusconi e Brunetta, insolito per un politico del Pd. Come insolite potrebbero essere le evoluzioni di questo caso dove le modalità e le tecniche di esecuzione sono della camorra, ma gli intrecci con la politica sembrano il frutto di una trama dell’ennesima spie story sotto il Vesuvio. Il delitto di Gino Tommasino, infatti potrebbe essere ricondotto a quello avvenuto, sempre a Castellammare di Stabia nel ’92, quando fu ammazzato Sebastiano Corrado, consigliere del Pds poi, dopo morto, finito in un giro di mazzette per l’ospedale San Leonardo, dove lavorava. L’11 marzo del 1992 alle 14,30 a Castellammare di Stabia venne assassinato Sebastiano Corrado, 45 anni, consigliere comunale del Pds. Due killer a bordo di una moto lo hanno avvicinato mentre stava tornando a casa in via Virgilio e gli spararono contro 4 colpi di pistola al bersaglio grosso e uno, quello di grazia, alla testa. L’omicidio del consigliere comunale del Pds avvenne in piena campagna elettorale. Sebastiano Corrado aveva fatto parte di alcune commissioni comunali (Bilancio e Finanze, Urbanistica) nelle quali aveva assunto il ruolo di intransigente moralizzatore. Il delitto di camorra portò nella casa della vittima, il presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, il ministro dell’Interno Scotti, il segretario del Pds Achielle Occhetto, numerosi parlamentari di tutti gli schieramenti e il giorno dei funerali si svolse una grande manifestazione contro la camorra. GLI ARRESTI – La omi3realtà era, purtroppo diversa, Sebastiano Corrado era impiegato all’ospedale di Castellammare, nell’ufficio economato e qualche mese dopo il delitto ci fu una pioggia di arresti e Corrado era coinvolto in quella inchiesta che attraversava in diagonale la società di Castellammare dagli insospettabili agli uomini dei clan. Il 19 giugno del 1992 vennero arrestati per corruzione 12 persone amministratori dell’Usl 35 e altre sei risultarono ricercate per l’omicidio proprio di Sebastiano Corrado. L’inchiesta riguardava un vorticoso giro di mazzette legate agli appalti e alle forniture per la Usl di Castellammare. tra le persone arrestate il 19 giugno. le tangenti pagate andavano dal 10 al 20% dell’importo dell’appalto o della fornitura. E se fosse stato vivo, affermarono gli investigatori, anche Sebastiano Corrado sarebbe stato fra gli arrestati. Era però stato ucciso e quindi non si è proceduto contro di lui, né ha potuto difendersi dalle accuse. I responsabili dell’omicidio del consigliere comunale del pds vennero poi arrestati qualche mese dopo.

l’Ora Vesuviana on-line

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Naples, Castel Nuovo (Maschio Angioino) view f...
Image via Wikipedia

NAPOLI (30 gennaio) – Sono in Campania gli assessori regionali più pagati. È un’inchiesta dell’Espresso, da cui risulta un dato sorprendente: in Campania lo stipendio di un assessore è quasi il doppio rispetto al presidente della Giunta, cioè 11.261 euro al mese contro 6.123.

I numeri sono snocciolati sul sito ufficiale della Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative regionali, dove è pubblicato l’elenco degli stipendi netti mensili di ogni singola carica della Regione, dai presidenti di Giunta e Consiglio ai capigruppo consiliari, fino ai consiglieri regionali. I dati, che arrivano a distanza di pochi giorni da quelli riguardanti i compensi dei manager delle società miste della Regione, sono stati forniti dagli stessi Consigli e sono aggiornati al 18 dicembre 2008. Dall’elenco emerge che nessun’altra Regione paga agli assessori retribuzioni così alte. Immediatamente alle spalle degli stipendi campani, troviamo quelli degli assessori calabresi (9.508 euro al mese), valdostani (8.609 euro) e piemontesi (7.787 euro). Gli assessori più economici per le casse della Regione sono invece quelli umbri, che ogni mese trovano in busta paga «solo» 3.499 euro.

La Giunta regionale della Campaniacontesta le cifre pubblicate dal settimanale. L’entità dello stipendio degli assessori, spiegano, è regolata dalla legge regionale 13 del 1996 (e successive modifiche), che prevede l’indennità di carica e quella di funzione, oltre alla diaria mensile. Tre voci che, secondo i calcoli di Palazzo Santa Lucia, andrebbero a comporre una retribuzione di circa 8.900 euro al mese, euro più, euro meno. Inoltre, per gli assessori campani non sarebbe previsto alcun diritto ai rimborsi spese, che invece vanno ogni mese a rimpolpare la cifra netta percepita dagli assessori delle altre Regioni.

Resta la differenza con lo stipendio del presidente della Giunta, che non trova riscontro nel resto d’Italia. Ma anche per questo la Regione ha una spiegazione: il governatore, che a differenza degli assessori ha diritto a rimborsi spese fino a 6.265 euro al mese, è un consigliere regionale e il suo stipendio è a carico del bilancio dell’assemblea.

Il presidente del Consiglio regionale percepisce lo stesso stipendio del governatore, cioè 6.123 euro. Guadagnano di meno i presidenti di Commissione (5.455 euro) e i consiglieri (4.500 euro). Una cifra molto più bassa degli 8.508 euro incassati ogni mese dai componenti del parlamentino regionali calabrese, ma più alta dei 3.127 euro dei consiglieri marchigiani, rispettivamente in testa e in coda alla classifica degli stipendi.

E c’è uno studio della Uil sui bilanci preventivi delle Regioni: i costi di funzionamento del Consiglio regionale campano nel 2008 ammontano a 80 milioni e 760mila euro, cioè 14 euro per ogni cittadino della regione. Nella classifica delle assemblee regionali più costose, la Campania è al terzo posto, subito dopo il parlamentino siciliano (oltre 160 milioni di euro spesi nel 2008) e quello sardo (85 milioni).

[Il mattino – Napoli]

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event_4728267Il 628 è il meetup che è riuscito a mettere insieme, faticosamente un gruppo di lavoro, ha realizzato le uniche cose che sono state fatte dai gruppi di Grillo nel Nolano (il resto è aria fritta). Poi un bel giorno a Di Pietro servivano dei “grillini” nel Nolano, gli si presenta Franco Barbato (che non era un grillino) e che ha cercato legittimazione avvicinandosi al gruppo  628.

Alcuni iscritti del meetup hanno lavorato al progetto, una delle quali sintetizza in poche parole quali erano le loro metodologie di persuasione:

Così dal disappunto del 628 nasce a Nola l’848, chiamato anche per gli amici “dal produttore al consumatore”.

Così i vari politici che si avvicenderanno non dovranno avere alcun fastidio per le metodologie applicate nel “carpire il consenso” dell’elettorato.

Tutti i politici, anche quelli che nell’ombra, potranno contare sui nuovi “capetti” del 848 e sulla loro “omertà”.

Questa gente è stata messa alla prova.

Davanti ai fatti hanno fallito, e  non dovrebbero più darla a bere a nessuno, ma si sa, siamo in Italia, il posto dove tutto è possibile, figuriamoci un po di voto di scambio. Cosa vuoi che sia?

E per questo aiutati dai politici che ne tirano i fili, ben nascosti, si sono appropriati anche del lavoro di un anno per mettere insieme 118 persone sul meetup, fondando un altro meetup (848).

nb. i giudizi sulle persone non sono di carattere personale, bensì politico.

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(ANSA) – NAPOLI, 6 AGO – Mezzo milione di abitanti a secco d’acqua, a partire da oggi e fino a sabato, tra le province di Salerno e Napoli. Il black out, al momento, ancora non e’ totale ma nelle prossime ore, per i lavori sulla condotta adduttrice regionale Dn 1300, scattera’ in tutto e per tutto e per 14 centri inizieranno giorni di emergenza.

Le autobotti, in molti comuni, sono gia’ presenti anche se non del tutto in funzione, al pari delle fontanine pubbliche che sono state installate, proprio perche’ la scomparsa dell’erogazione, si sta registrando, a partire dalle sei, in maniera graduale: i comuni maggiormente vicini alla condotta, come Boscotrecase, gia’ segnalano assenza totale di acqua; altri come Torre del Greco registrano, al momento, una situazione normale. Ma da domani lo stop, sul tratto di condutture tra Sarno e Boscotrecase, scattera’ in tutto e per tutto e in mezzo milione, nonostante le alte temperature, dovranno fare i conti con l’assenza totale di acqua.

Il termine dei disagi e’ previsto tra venerdi’ 8 agosto a sabato 9: anche in questo caso il ritorno alla normalita’ sara’ graduale.

Intanto, per i 14 centri coinvolti, si prospetta anche un altro black out: un’ennesima sospensione che dovrebbe scattare il 18 agosto.

La Gori, societa’ gestrice delle risorse idriche ha chiesto alla Regione di posticipare gli interventi, visti i disagi di questi giorni. Venerdi’ prossimo si decidera’ in merito. (ANSA)